Lex dirigente Taravella presenta ricorso
«Rivoglio il mio posto al Provveditorato»
di GAETANO ECOBI
LODI
A QUASI un mese dall'inizio dell'anno scolastico non si è ancora rimarginata la ferita che aveva caratterizzato l'evento dell'estate: la sostituzione d...
2008-10-01
di GAETANO ECOBI
LODI
A QUASI un mese dall'inizio dell'anno scolastico non si è ancora rimarginata la ferita che aveva caratterizzato l'evento dell'estate: la sostituzione di Stefano Taravella ai vertici dell'Ufficio scolastico provinciale. Le istituzioni locali non avevano potuto opporsi più di tanto ad una decisione prettamente «politica», ma sia le forze sindacali, sia soprattutto il movimento di base della Scuola lodigiana (dirigenti ed insegnanti) continuano a chiedersi il perché di un cambiamento giunto quando si erano concretizzati i primi obiettivi su livelli di eccellenza e si era creato un ottimo clima di relazionalità. Lo stesso Giuseppe Bonelli, il nuovo provveditore, aveva definito «anomalo» un cambio della guardia assolutamente immotivato.
Ora il mondo della scuola torna a sperare un ritorno al recente passato, vero Taravella?
«C'è in ballo un ricorso. Io conto di ritornare al mio posto in Provveditorato. Soprattutto per rispetto al territorio. Il mondo della scuola non si è rassegnato a questa sostituzione».
Come aveva accolto la notizia della conclusione del suo incarico?
«Con dispiacere e con grande sorpresa. Infatti non solo non c'erano stati preavvisi, ma avevo avuto garanzie dalla direzione regionale di continuare sulla strada intrapresa. Evidentemente ho pagato il fatto di non avere un padrino. Alla fine ad essere penalizzati sono i più deboli a livello politico».
Stefano Taravella rimane comunque fra i protagonisti della Scuola lodigiana come dirigente.
Come ha accolto le novità annunciate dal Governo?
«Alcune favorevolmente, in linea con l'impostazione precedente. Sono da accogliere, ad esempio, l'introduzione dell'educazione alla cittadinanza ed anche il voto in condotta, che può riportare ad una valorizzazione adeguata del comportamento. Sono invece un non-senso i voti alle elementari. Forse il doppio regime potrebbe essere utile alle medie, ma per i più piccoli sarebbe meglio lasciare tutto com'è. Ed anche l'idea del maestro unico non tiene conto del fatto che i processi formativi sono cambiati, si sono fatte scelte di civiltà, come quelle relative agli inserimenti di disabili e stranieri. Come li valuti? D'accordo semplificare le cose, ma così vuol dire affrontare l'argomento in modo sbrigativo, estremamente semplicistico. Meglio piuttosto parlare, là dove non esiste il tempo pieno, di maestro prevalente, che potrebbe avere senso in un concetto di team».
A Sant'Angelo come si trova?
«Bene. È una scelta che ho fatto in base ai posti disponibili. Una scelta motivata dal fatto che si tratta di una scuola ben presidiata e ben consolidata. Ora il circolo è stato sdoppiato, ero stato io stesso a proporlo. C'è un vicario validissimo e ci sono insegnanti ottimi, disponibili. Ciò mi consente di assentarmi nei fine-settimana per assolvere il mio nuovo incarico di vice presidente nazionale dell'Unicef».