Canegrate (Milano), 28 gennaio 2016 - "Lei ci deve 1,64 euro". E' rimasto senza parole e ha guardato l'impiegato pensando ad uno scherzo. In realtà quello che è capitato ad Antonio Chiapparini, cinquantenne canegratese, è tutto vero. "Mi ero recato nei giorni scorsi negli uffici di Equitalia ad Abbiategrasso per una faccenda familiare che riguardava una eredità e delle pendenze che facevano parte della stessa. Avevo chiesto informazioni, ma per questioni di privacy non mi hanno saputo dire nulla. Così l'impiegato mi ha chiesto già che c'ero che avrebbe guardato anche la mia posizione. Così abbiamo scoperto che io dovevo al fisco una imposta di 75 centesimi".

Su questa cifra irrisoria, Equitalia aveva già applicato compensi, per una quota di 3 centesimi ed una mora che nel complesso aveva già superato l'imposta da pagare, pari a 86 centesimi. "Mi sono quindi trovato, mio malgrado, a pagare 1,64 euro. Così armato di pazienza mi sono fatto fare la ricevuta per andare in un altro sportello a pagare. Mi chiedo solo come facciano a tenere cifre ridicole del genere sul pc. Ho preferito comunque pagare prima che da settantacinque centesimi mi sarei ritrovato fra qualche anno a pagare decine di euro, compresa la solita raccomandata e la mora conseguente". Chiapparini non spiega però l'arcano relativo a questa cifra: "Ho sempre pagato tutto, non ne sapevo assolutamente l'esistenza, ma a questo punto meglio davvero pagare e farla finita, tanto hanno sempre e comunque ragione loro".

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