Inveruno, 24 dicembre 2016 - «Ho appreso della situazione alla Carapelli dai giornali, e ho pensato subito che si trattava di un’ottima occasione». Paolo Frigati, milanese di 38 anni, laurea in Bocconi e una carriera da specialista nel risanamento di aziende in difficoltà, consigliere di Federbio, è ad e socio della Tof (The Organic Factory), la società che ha salvato lo stabilimento Carapelli di Inveruno dalla chiusura. Nella fabbrica verrà prodotto olio di semi biologico. In Italia la crescita del settore degli alimenti bio è del 20%: il consumo interno vale 2,8 miliardi, l’export 1,4 miliardi.

Come è strutturata la Tof?
«Due anni fa abbiamo rilevato la società, che era in concordato, e ora siamo i più grandi trasformatori europei di semi di girasole, mais e soia, con i quali viene prodotto olio. Abbiamo accordi commerciali con aziende agricole in Italia e all’estero e in Kazakistan siamo proprietari di terreni dove lavorano circa 500 persone. Nel nostro stabilimento in provincia di Cremona i semi vengono spremuti realizzando anche farine proteiche per mangimi biologici e lecitina. A Inveruno l’olio verrà raffinato e in parte imbottigliato».

Quali sono i vostri progetti sullo stabilimento di Inveruno?
«Partiremo con un contratto d’affitto per i prossimi quattro anni, utilizzando parte della forza lavoro attualmente impiegata alla Carapelli. Per ora il mercato bio è ancora di nicchia, ma confidiamo in un forte sviluppo».

Quando partirà la produzione?
«Spero nei primi mesi del 2017».

Diverse persone rimarranno senza lavoro. Potranno essere riassorbite in futuro?
«Dipende dai risultati che otterremo. Dopo le feste incontreremo i sindacati, cercheremo di garantire il massimo numero di posti».

Sono all’orizzonte sinergie con Carapelli?
«Noi siamo leader nel settore della lavorazione e loro hanno un forte marchio. Sono convinto che una collaborazione potrà essere utile a entrambi. Nello stabilimento di Inveruno lavoreremo per conto loro oli di girasole e mais, sviluppando un polo produttivo che attualmente non lavora a pieno regime».

Potrebbe nascere un nuovo marchio di olio bio?
«Carapelli non ha una linea di alimenti bio, ma è ancora presto per fare previsioni. La nostra strategia è costruire un polo industriale integrato con la filiera agricola, siamo convinti che sostenibilità ambientale e industria moderna possano convivere».