Legnano (Milano), 6 ottobre 2017 - E' stato rinviato al 17 ottobre il processo per direttissima nei confronti di Guerlin Butungu, il congolese accusato degli stupri di Miramare, compiuti nella notte tra il 26 e 27 agosto ai danni di una turista polacca e di una trans peruviana. Sul ventenne africano pesano ben dodici i capi di imputazione che comprendono rapine, stupri e una tentata violenza ai danni di una coppia italiana. Proprio questa coppia, entrambi residenti a Legnano, è stata chiamata al processo dell'uomo per testimoniare quanto era loro accaduto lo scorso 12 agosto sempre a Miramare di Rimini. La loro testimonianza, in particolare quella della donna di origine etiope che il balordo aveva tentato di violentare, sarà fondamentale per una aggravante di pena.

Secondo le prime ricostruzioni, Butungu in Congo avrebbe ucciso diverse persone e per quel motivo di sarebbe poi allontanato dal suo paese di origine iniziando una escalation di violenza nel nostro paese. Prima i furti con destrezza, poi le aggressioni. La prima aggressione documentata è stata proprio quella ai danni dei due legnanesi, nella notte del 12 agosto scorso. La coppia stava uscendo dalla discoteca quando ha incontrato sulla propria strada il branco. A puntare la donna, proprio come aveva poi rifatto con la turista polacca, ci aveva pensato il congolese, lasciando agli altri il compito di picchiare l'uomo e derubarlo di portafogli, telefono ed orologio. Il replay qualche giorno dopo con la coppia di turisti polacchi, col capobranco che aveva dato l’ordine perentorio ai complici minorenni: «Prendete lui, io faccio con lei».

La ragazza polacca attualmente è ancora sotto shock, mentre per la turista legnanese di origine africana, rimane la paura ancora dopo due mesi dai fatti. nei giorni scorsi il tribunale collegiale si è riservato la decisione sull'ammissibilità del processo per direttissima chiesto dal pm rinviando la prossima udienza al 17 ottobre. Per la coppia di Legnano, vittima della violenza brutale del branco, una brutta parentesi da riaprire, così come per la 43enne peruviana, vittima della violenza sessuale di gruppo, che si costituirà parte civile.