Legnano (Milano), 10 febbraio 2018 - La saracinesca della tabaccheria di via Ronchi è ancora abbassata. Fuori un foglio bianco con su scritto «Chiuso per rapina». Il tabaccaio, un 48enne legnanese, è ricoverato in ospedale. Sopra il locale vive la padrona dello stabile, ancora scossa per quello che è accaduto. «So solo che il ragazzo aggredito è ancora in ospedale e che mio figlio è andato a trovarlo. Non sappiamo altro e non vogliamo clamore per quanto accaduto». La donna ha paura e hanno paura anche i vicini di casa. «Questa zona di sera è terra di nessuno. C’è da aver terrore a camminare per strada» spiega un pensionato che porta a passeggio il proprio cane. «Io sono nato qua, ma non ho mai vissuto una situazione del genere. È la prima volta in cui ci troviamo ad avere davvero paura». L’uomo aggredito è stato operato all’ospedale di Legnano per un trauma ad una mano a causa della ferita provocata dal coltello utilizzato nella rapina. Un gesto di forza quello del rapinatore che ha provocato un fortissimo trauma tanto da spezzare il coltello dentro la stessa mano, poi operata d’urgenza. Sull’episodio indagano gli agenti del commissariato di polizia di Legnano, che potrebbero aver individuato il balordo che si è presentato nella tabaccheria a volto coperto durante la pausa pranzo.

Diverse persone a Legnano ricordano ancora la tragica fine del tabaccaio di via Romagna, nel rione San Paolo, Alessandro Pastore di 48 anni, stessa età dell’uomo che è stato aggredito mercoledì. Diego Mombelli il responsabile della sanguinosa rapina andata in scena il primo giugno del 1999 a Legnano, non usò il coltello ma una calibro 38. Dopo un caccia all’uomo serrata, fu catturato in un paese del sud Italia insieme alla compagna. Mombelli, undici anni dopo, ad appena un terzo della condanna scontata, era tornato libero il primo giugno 2010. Un anno dopo aveva poi la banca Raiffeisen di Mendrisio, nel Luganese e fu fermato dalla polizia cantonale.