Abbiategrasso (Milano), 4 ottobre 2017 - Nuovo incontro in Regione con i sindaci del territorio e il Movimento per i diritti del cittadino malato. Questa volta per un confronto faccia a faccia con i capigruppo dei vari partiti che siedono in Consiglio regionale. Il tema non poteva che essere il futuro del Pronto soccorso di Abbiategrasso e, più in generale, di tutto l’ospedale Costantino Cantù.

Ora manca solo una tappa prima che la commissione regionale Sanità voti in maniera definitiva pro o contro la riapertura notturna del reparto emergenze: la visita al nosocomio abbiatense da parte dei membri della commissione. Il rappresentante dei 15 primi cittadini sul territorio, Marco Marelli, di Morimondo, si è detto sodisfatto dell’incontro: «I capigruppo si sono dimostrati sensibili e hanno capito la situazione, nessuno si è opposto apertamente alle nostre posizioni. A loro abbiamo chiesto il coraggio di ridare alla politica il ruolo che le compete e di non lasciare ai tecnici e ai bilanci una decisione così importante».

Ha espresso soddisfazione anche il presidente del Movimento per i diritti del malato, Marco Bessi: «Abbiamo portato davanti ai capigruppo tutto il lavoro fatto i questi mesi per lottare contro il depotenziamento dell’ospedale: in modo particolare le firme raccolte tra i cittadini e la mozione votata da tutti i Comuni del territorio e da tantissime associazioni che tengono al Costantino Cantù». «Quando la commissione Sanità verrà ad Abbiategrasso per vedere il reparto, ma anche le sale operatorie e, speriamo, il Pronto soccorso di Magenta, saremo pronti a chiamare a raccolta tutti i cittadini che vorranno schierarsi con noi».

La battaglia del Movimento continua da oltre un anno, cioè da quando sono emerse le prime voci sul possibile depotenziamento del Pronto soccorso di Abbiategrasso. Voci che si sono concretizzate nel dicembre 2016, con la chiusura notturna. Da allora gli incontri sono continuati, anche coinvolgendo la politica. Il nuovo assetto deciso dall’Asst Ovest Milanese per i quattro ospedali non è piaciuto al Movimento, che vi ha visto la volontà di «trasformare progressivamente il Cantù in un guscio vuoto».