Parabiago (Milano) - 15 giugno 2017 - È stata dichiarata monumento nazionale, ma è alla mercèe del degrado. È un patrimonio storico, architettonico e religioso ma versa in uno stato di abbandono inaccettabile. La chiesa di Sant’Ambrogio della Vittoria appare in agonia e sembra perdere, giorno dopo giorno, la sua battaglia per sopravvivere all'incuria. Nelle medesime condizioni anche l'adiacente convento e il parco. A denunciare lo scempio è il circolo locale di Legambiente, che di fronte a uno spettacolo sempre più desolante, ha scritto una lettera al sindaco Raffele Cucchi, all'assessore Dario Quieti e al comandante della Polizia locale Maurizio Morelli affinché intervengano per sollecitare gli enti responsabili (Ats, Arpa e Città Metropolitana) «a mettere in atto tutti gli interventi di loro competenza e restituiscano il giusto decoro a un patrimonio unico».

In effetti, la chiesa di Sant'Ambrogio della Vittoria meriterebbe davvero ben altro trattamento. Eretta sul luogo della battaglia di Parabiago e della miracolosa apparizione Sant’Ambrogio munito dello scudiscio, la chiesa fu costruita nel 1339, poi terminata nel 1348, per poi essere rifatta in architettura barocca all’inizio del 1700. E ora, nell'anno del Signore 2017, la situazione complessiva di conservazione dell'area sembra essere sfuggita letteralmente di mano. «Abbiamo effettuato un sopralluogo - si legge nella missiva firmata dal presidente di Legambiente Claudio De Agostini - e abbiamo constatato la trascuratezza del convento, della chiesa e di buona parte del parco. C'è persino una vecchia auto abbandonata, con tanto di targa, e coperture ancora in amianto». Sono scene davvero vergognose quelle che si vedono varcando la soglia dell'area. La vegetazione cresce rigogliosa a mo'di selva oscura: "Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate", direbbe il sommo poeta. E infatti alcune immagini di locali abbandonati, vetri rotti, pareti ammuffite, scalinate fatiscenti e ringhiere divelte, appaiono come l'ingresso di un girone infernale dantesco.

Se il degrado non lo avesse privato dello staffile, forse Sant’Ambrogio lascerebbe la sommità della chiesa che gli è stata intitolata e comincerebbe a mulinarlo, furioso nel vedere lo stato in cui versa. Il frontale è scolorito e friabile. Rughe profonde segnano il pavimento dell’altare centrale. Il marmo delle balaustre è rovinato. Le navate perdono i pezzi. Le superfici decorate, gli affreschi e gli stucchi mostrano grave deterioramento. «Purtroppo - conclude De Agostini - si assiste a un continuo rimapallo delle responsabilità e così tutto rimane immerso nell'incuria»