Abbiategrasso (Milano), 13 dicembre 2016 - Oltre cento persone hanno partecipato al presidio organizzato dal Movimento per i diritti del cittadino malato ieri sera ad Abbiategrasso per dire no alla chiusura notturna del pronto soccorso dell’ospedale Cantù. Nel piazzale tanti anziani e anche qualche ragazzo che, sfidando il gelo, hanno voluto protestare contro la decisione dell’Asst dell’Ovest Milanese di chiudere dalle 20 alle 8 il pronto soccorso.

L’esigenza nasce dalla nuova legge regionale, secondo la quale bisogna raggiungere i 20mila accessi all’anno per tenere aperto 24 ore su 24 il presidio medico. La richiesta a gran voce: "Cambino idea e ritornino sui loro passi, per noi le persone valgono più dei soldi". A luglio erano state quasi diecimila le firme raccolte dal movimento e consegnate a Massimo Lombardo, direttore di Asst, per chiedere che la struttura fosse potenziata nei servizi e nel personale."Ora siamo quasi a 11mila ma non sono servite a nulla - spiega Marco Bessi, presidente dell’associazione -. L’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, quindici giorni fa, in una assemblea all’Annunciata, aveva fatto un’apertura visto il malcontento della popolazione - prosegue - eravamo abbastanza soddisfatti, ma poi sono avanti per la loro strada. È arrivata una lettera il 30 novembre in Comune ad Abbiategrasso con la comunicazione dell’Asst sulla chiusura. Non hanno neanche telefonato al sindaco Arrara. Non avevano avvisato nessun sindaco della zona. Noi siamo stati informati dal Comune. Abbiamo fatto una richiesta urgente con la Consulta sanitaria di chiedere un intervento dei sindaci. Abbiamo preparato una mozione approvata da tutti i consigli comunali - conclude - ma è arrivata la lettera sulla chiusura, loro sono andati avanti".

Un paziente arriva dopo le 20? "Non possono accettare la persone - risponde Bessi - deve chiamare il 118 o va a Magenta per suo conto. L’Asst ha parlato di un’automedica ma a me non risulta. A Cuggiono c’è stata per poco tempo e adesso non c’è più. Dal 9 al 23 gennaio il ponte di Robecco sarà chiuso, voglio vedere un’automedica che strada farà". Alessandro Basili, 28enne di Ozzero, ha voluto partecipare al presidio e far sentire la sua voce. "L’ospedale serve anche a noi che veniamo da fuori - sottolinea - e la chiusura avrebbe un risvolto negativo. Problematico andare a Magenta. Siamo in cinque, abbiamo portato qui nostro padre anziano, che ancora non si è ripreso del tutto da una pleurite". Anche Arcangelo Ceretti, ex primario del Golgi, dice la sua: "Non aver un rianimatore vuol dire ricorrere a interventi fuori presidio in caso di complicanze, e questo è un problema".