Legnano (Milano), 2 ottobre 2017 - Un intero caricatore sparato addosso all’aguzzino della sorella. È quanto emerge dall’autopsia effettuata sul corpo di Gennaro Tirino, l’uomo freddato dal fratello della sua ex convivente qualche giorno fa in una strada di Legnano, via Tasso. Tutti colpi sparati a distanza ravvicinata, alcuni al corpo, altri alla testa, che hanno provocato la morte istantanea dell’uomo.

Antonio Calello, dal racconto che ha fatto agli inquirenti, lo avrebbe prima disarmato nell’auto dove era in corso una violenta colluttazione, poi lo avrebbe freddato mentre il Tirino tentava una fuga disperata dalla sua Bmw, auto sulla quale erano seduti insieme.
Ma le incognite rimangono ancora tante, finché non si trova l’arma del delitto, gettata nel fiume Olona dal killer nei pressi del Castello di Legnano. Così ha raccontato Antonio Calello, che colto da un raptus omicida ha freddato l’uomo vendicando il male che aveva fatto in questi mesi alla sorella e all’intera famiglia, finita da mesi sotto minaccia del pregiudicato napoletano.

Ad oggi l’arma non è stata trovata e rimane questo il nodo cruciale dell’intera vicenda. I bossoli dell’arma sono stati trovati nella tasca del Calello, mentre la pistola, secondo la ricostruzione, era in possesso del pregiudicato napoletano che la stava usando proprio contro il suo rivale dopo la rissa iniziata nell’abitacolo della Bmw.

In ogni caso al giovane 28enne di origine calabrese i magistrati non hanno contestato la premeditazione, proprio in base alle informazioni raccolte finora, alle quali manca però l’arma del delitto come prova ulteriore. Non è stato lui ad andare con la pistola in mano a cercare il rivale. L’incontro doveva essere un incontro chiarificatore e non una vendetta. Per ora sono solo questi gli elementi certi dell’inchiesta e su questi si basa l’accusa che cita anche l’ultimo grave episodio di violenza commessa dal Tirino nei confronti di Sonia Calello, presa a calci e pugni dall’uomo settimana scorsa. Il 25 settembre, poi, la ragazza era finita in ospedale a causa delle percosse. Da lì la denuncia della famiglia Calello, che aveva scatenato poi la reazione di Antonio, fino alla morte dell’ex convivente della sorella.