Magenta (Milano), 13 gennaio 2018 - La comunità islamica di Magenta potrebbe ben presto avere un centro culturale dove ritrovarsi. Non c’è ancora nulla di certo, ma tra i praticanti di religione musulmana che vivono in città il coro di voci è unanime. «Da tempo cerchiamo un luogo da frequentare – ha detto un ragazzo di nazionalità egiziana – Probabilmente a breve questo luogo potrebbe sorgere a Magenta». Le trattative per l’acquisto di un capannone nella zona industriale di Magenta, nella zona di via Murri vicino all’Agenzia delle Entrate, pare siano avviate da tempo. Si parla di una somma di circa 150mila euro da utilizzare per l’acquisto. Una cifra enorme, ma che sarebbe stata già raccolta.

«Arrivare a raccogliere una somma anche alta non è difficile – ha commentato un giovane marocchino – Tutti ci tengono ad avere un punto di riferimento, un luogo per scambiarci le nostre opinioni». Dal Comune di Magenta però dicono di non saperne niente. Nessuna richiesta su cambi di destinazione d’uso è stata presentata dagli interessati. Eppure è un passo che va seguito, come è stato fatto dai referenti del centro culturale Alif Baa di via Crivellino ad Abbiategrasso. «La richiesta va presentata prima dell’acquisto – commenta Hamid Mouslih – Anche io so che da tempo a Magenta si è formato un gruppo di persone intenzionate ad acquistare un capannone».

Il centro Alif Baa funziona da tempo e si è sempre caratterizzato per la massima apertura con la cittadinanza condannando a più riprese gli attentati terroristici che si sono susseguiti in Europa e altrove. La porta è sempre aperta e spesso vengono organizzati anche dei corsi di lingua araba per gli italiani. A Magenta il luogo prescelto, la zona industriale verso Robecco sul Naviglio, del resto non creerebbe problemi particolari. Si tratta di un’area posta fuori dalla città, scarsamente abitata e dove trovare parcheggio non è cosa difficile. Non andò così qualche anno fa quando gli islamici presero in affitto un capannone in via Oberdan, quartiere nord, svolgendo regolarmente attività di preghiera. È questo che sollevò l’ira di molti. Pur trattandosi di centri culturali, nei fatti diventerebbero delle moschee abusive. Anche se non lo sono. E la polemica scoppiò a livello politico in modo feroce. Fatto sta che in via Oberdan l’attività cessò per sfratto esecutivo. Da allora sono passati ben dieci anni e, da sempre, gli islamici hanno manifestato il desiderio di avere un luogo dove poter pregare che non siano le abitazioni private. Prima di via Oberdan si recavano a Marcallo con Casone in via Oberdan, ma quel sito ebbe durata breve e ben presto cessò l’attività.