Legnano, 29 agosto 2017 - «Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando. Innanzitutto Bruno, che in quella frazione di secondo ha spinto verso di me nostro figlio Alessandro prima di essere travolto e ci ha salvato la vita sacrificandosi per noi». Martina è un fiume in piena di emozioni forti, nel racconto fatto in prima persona per la Tom’s Hardware, l’azienda specializzata in informatica dove lavorava il suo compagno. Tanti i sentimenti che la animano: dolore, collera, riconoscenza, paura del futuro da affrontare adesso, subito. Paura delle risposte da dare ai suoi bambini, dopo i funerali del compagno, dopo che i riflettori mediatici si sono spenti. 

«Non possiamo dimenticare Bruno Gulotta – racconta l’amministratore delegato di Tom’s Hardware Roberto Buonanno –. È passata più di una settimana da quel maledetto giovedì 17 agosto a Barcellona. E Martina Sacchi è venuta a trovarci nella nostra sede di Legnano insieme con Lorenzo Gulotta, il fratello 24enne di Bruno che era a Barcellona già da qualche giorno e li aspettava per cenare insieme quella sera. Non ha fatto in tempo a rivedere il fratello ancora in vita. È arrivato lì sulla Rambla quando il corpo era stato appena ricoperto dal telo». I ringraziamenti di Martina sono tantissimi. A cominciare dai medici dell’ambulanza che, pochi minuti dopo la strage, hanno tentato a lungo e invano di rianimare Bruno. E poi ringrazia i poliziotti, i funzionari del consolato generale d’Italia a Barcellona e dell’unità di crisi della Farnesina.

C'è anche la riconoscenza nei confronti del ministro degli Esteri Alfano, che l’ha confortata nella sede del consolato e ha insistito con le autorità catalane e spagnole affinché le permettessero di vedere il corpo del compagno. Il pensiero corre però subito ai due bambini: «Vivrò per ricordare ad Alessandro e Aria che uomo meraviglioso era loro padre. Lavorava tanto ma la sua famiglia era tutto. Non ci ha mai fatto mancare nul- la. È morto da eroe. Un eroe silenzioso e discreto, com’era nel suo carattere. Studiava da ingegnere informatico. Aveva dovuto interrompere per mandare avanti la famiglia ma era intenzionato a riprendere al più presto. Non ce l’ha fatta. Uno dei suoi sogni, invece, si è già realizzato. Voleva mandare i bambini alla scuola montessoriana ma non potevamo permettercelo. Ora, la coordinatrice della scuola di Castellanza ha già dato la sua disponibilità per accoglierli». Altrettanto tragico, e commovente, il racconto del fratello Lorenzo. Si trovava anche lui, in quei giorni e in quel maledetto pomeriggio, a Barcellona: «Alessandro mi è saltato in braccio e mi ha urlato ‘zio, zio papà è morto, un camion gli è passato sopra e gli ha fatto male alla testa’, il bambino era stravolto. Sarà difficile per lui dimenticare quelle immagini».