Abbiategrasso (Milano), 11 gennaio 2017 - Esiste una comunità dove la malattia non emargina; dove ogni malato di demenza è genitore, nonno, fratello di tutti. Ma soprattutto dove la gente ha imparato che per curare non esistono solo le medicine; a volte basta uno sguardo, la parola giusta, un po’ di pazienza. Da un anno e mezzo Abbiategrasso ha avviato «Dementia Frendly Community», progetto pionieristico in Italia, per insegnare ai cittadini come rapportarsi con i malati e come aiutarli a non precipitare nell’isolamento.

Vigili, commercianti, impiegati pubblici, studenti: sono tanti i cittadini che hanno appreso i rudimenti per relazionarsi nel modo corretto con chi soffre di Alzheimer. Mantenere il contatto oculare, usare frasi telegrafiche e parole semplici, trasmettere poche informazioni, non più di due per volta, sono accorgimenti che fanno la differenza. Tempo fa un agente della Polizia locale si è inginocchiato in strada e si è messo a conversare con un anziano che si era perso, ottenendo le informazioni per riaccompagnarlo a casa. «Fondamentale è il ruolo di chi non è famigliare del malato – spiega Francesca Arosio, psicologa della Fondazione Alzheimer Italia – Parlando con i parenti ci siamo resi conto di quanto sia sentito il problema della sicurezza, quindi abbiamo studiato come formare gli agenti di Polizia. Ma anche quanto i malati vogliano poter svolgere attività fisica: da qui il corso di ginnastica dolce. Cerchiamo di proporre iniziative mirate in base ai desideri di queste persone». In alcuni casi si tratta di trucchi tanto semplici quanto efficaci. Ai commercianti, per esempio, è stato chiesto di tenere un angolo di negozio riscaldato e dotato di una sedia comoda. «Per aiutare i malati non servono grandi iniziative, serve conoscere. Per questo la notizie del passo indietro di Pfizer non mi ha particolarmente colpito; oltre a quello farmaceutico esistono altri aspetti su cui si può concentrare la ricerca. Ai famigliari dei pazienti invece dico: non isolatevi, ma parlate del vostro problema alla comunità». Ad oggi oltre il 70% dei malati è assistito a casa e passano 4-5 anni tra il manifestarsi dei sintomi e il ricovero. Per tutto questo lasso di tempo la famiglia si ritrova sola ad affrontare il problema. Abbiategrasso era stata scelta come città pilota del progetto per diversi motivi, tra i quali la presenza di strutture all’avanguardia nello studio dell’invecchiamento cerebrale. Come la Fondazione Golgi Cenci diretta da Antonio Guaita. Dopo gli ottimi risultati conseguiti il progetto è stato esteso in altre quattro comunità lombarde: Tradate (Varese), Scanzorosciate e Albino (Bergamo) e Lissone (Monza).