Abbiategrasso, 6 luglio 2013 - Un solo operatore per assistere 42 pazienti. Per l’intera notte. Da questa sperimentazione avviata all’istituto di Vimodrone è scattata la protesta dei dipendenti e dei sindacalisti Usb del Golgi Redaelli. Una protesta che ora dilaga in tutti gli istituti che fanno capo alla sede centrale di Milano, dove proprio giovedì i dipendenti hanno protestato bloccando per un’ora il traffico in via D’Alviano e poi sfilando fino in piazza Bande Nere.


Ieri mattina la protesta si è spostata all’istituto Golgi di Abbiategrasso, dove l’Usb ha organizzato un presidio davanti all’entrata di piazza Golgi, con bandiere e volantini. Una protesta pacifica: niente blocco del traffico, niente megafoni, ma solo un’animata assemblea nel cortile dell’istituto davanti a un gruppo di operatori sanitari, anche loro sul piede di guerra per la nuova organizzazione stabilita dalla sede milanese.

«Per ora - spiega Pietro Cusimano, coordinatore nazionale Usb - la riduzione del personale notturno, con un solo operatore per 42 pazienti, riguarda solo l’istituto di Vimodrone, dove anche il sindaco ha protestato vivamente contro la nuova organizzazione del lavoro. Temiamo però che a quella stessa “terapia” vengano sottoposti anche gli altri istituti che fanno capo al Golgi Redaelli, compreso l’istituto Golgi di Abbiategrasso. Non ci battiamo per questioni salariali. Il problema è l’assistenza. Ci chiediamo come sia possibile che un solo operatore siano in grado di assistere 42 pazienti. Dovrebbero perciò allarmarsi anche le famiglie che hanno affidato un proprio parente alle cure del Golgi Redaelli».

Altro problema, l’affidamento dei servizi alle coop esterne. «L’appalto dei servizi interni ai privati ormai dilaga - attacca Cusimano -. A Milano sono state affidate 130mila ore di attività ai privati. È come se fossero state esternalizzate le attività di 4 reparti. Al Golgi di Abbiategrasso il problema si sente meno, anche a causa dei tagli al personale degli anni scorsi. Ma rimane comunque un problema, anche perché si continua a cede l’attività di assistenza a gente che pensa solo al guadagno».

Emblematico è il caso di una coop di Milano che ha ottenuto un appalto al Golgi di Abbiategrasso. «Quella cooperativa - spiega Franco Innocente, coordinatore della Rsu aziendale - è nata dalle ceneri di una precedente coop fallita nel 2009, la quale deve ancora pagare gli stipendi dei lavoratori. Alcuni lavoratori della vecchia coop, dopo il fallimento, hanno creato la nuova società che ha vinto l’appalto del Golgi». È uno dei segni, accusa il sindacato, dell’allarmante crescita del precariato.


«Negli istituti amministrati dal Golgi Redaelli - è l’accusa di Aida Putaggio, delegata Rsu - il lavoro precario ha ormai assunto livelli allarmanti, portando così alla riduzione del personale nel turno di notte. Il bello è che mentre al personale che lavora nei reparti vengono chiesti sacrifici sempre più pesanti, dirigenti e funzionari si premiano l’un l’altro per i risultati ottenuti».

michele.azzimonti@ilgiorno.net