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Legnanese e Varesotto Ancora allarme 'ndrangheta

L'appello di Sos Italia Libera

Il presidente Bocedi individua nella criminalità organizzata un pericolo ancora presente nella zona, specie nella condizione di crisi in cui versano le aziende

MAXI BLITZ CONTRO LA 'NDRANGHETA - FRAME DEL VIDEO DELLA CENA DEI BOSS A PADERNO
MAXI BLITZ CONTRO LA 'NDRANGHETA - FRAME DEL VIDEO DELLA CENA DEI BOSS A PADERNO

di Davide Gervasi

Legnano, 5 aprile 2012 - “Non abbassiamo la guardia: la zona del Legnanese e del Varesotto è tuttora presa di mira dalla criminalità organizzata”: a lanciare un nuovo allarme ‘ndrangheta è Paolo Bocedi, presidente dell’associazione Sos Italia Libera, secondo il quale la vasta operazione di due anni fa - che aveva smantellato tra l’altro anche la cupola, nonché la manovalanza, che tirava le fila nel nostro territorio - non deve far pensare che l’ombra cupa della malavita più spietata non si celi ancora dietro gli affari sporchi della nostra zona.

“Il nuovo andamento delle denunce contro usurai dà conto di una situazione allarmante – attacca Bocedi -. Emerge un trend di crescita importante nell’Altomilanese e nel Varesotto. Del resto, si sa, la crisi economica
indebolisce le imprese e ingrassa la criminalità organizzata
. L’ottimo lavoro delle forze dell’ordine territoriali e della magistratura ha sferrato un duro colpo ai boss e ai loro alfieri, che secondo le regole della Calabria, con i
medesimi riti e gli stessi arcaici dettami, era ancorata al terreno economico e sociale del Legnanese e del Varesotto, capace di colonizzare brandelli di territorio attraverso anche l'usura e il racket. Ma ora non dobbiamo pensare che la ‘ndrangheta sia stata cancellata per sempre da questa zona”.

Bocedi invita poi a non avere paura e a denunciare l'inferno causato dai cravattari. “Conosco un ristoratore e un imprenditore edile, entrambi di questa zona, che sono sprofondati nel gorgo della disperazione a causa della criminalità organizzata. Ma la paura fa novanta e non si sono mai rivolti alle forze dell’ordine. Abbandonati dagli istituti di credito e presi alla gola dagli strozzini, gli imprenditori in difficoltà arrivino a pagare fino al 150% annuo di interessi sui prestiti. Vittime sono anche gli operai e impiegati in cassa integrazione o disoccupati in seguito alla chiusura dell’azienda dove lavoravano. Da anni ci occupiamo di difendere queste persone, ma la piaga si
sta diffondendo a macchia d’olio e nonostante l’impegno delle forze dell’ordine per porre un argine al fenomeno, la crisi economica è linfa per l’usura. Per questo invito tutti a non abbassare la guardia e sporgere le dovute denunce, bandendo ogni genere di omerta'".

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