Il blitz che Livia Pomodoro aveva fallito il 12 gennaio va a segno due settimane più tardi: gli operai caricano sul camion centinaia di documenti riguardanti cause del tribunale di Legnano
Legnano, 1 febbraio 2012 - Il camion è arrivato in via Gilardelli qualche minuto prima delle 11. «A Rho non sono ancora pronti», spiega l'addetto al trasloco dei fascicoli. «Dobbiamo tornare più tardi». Dal retro del furgone si contano gli scatoloni con le pratiche provenienti dalla sede distaccata di Cassano d'Adda. «Non sono tantissimi, saranno una ventina», rivela l'operaio della ditta a cui il Tribunale di Milano ha affidato il trasferimento delle cause archiviate nelle cancellerie di Legnano, Rho e Cassano d'Adda. I faldoni sono arrivati nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano nel primo pomeriggio.
Gli avvocati del Comitato per il decentramento della giustizia presieduto da Franco Brumana hanno cambiato strategia. La battaglia si è spostata dai corridoi dei tribunali alle sedi legali e istituzionali. Il blitz che il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, aveva fallito il 12 gennaio - una settimana prima del pronunciamento del Tar sulla sospensiva dell'accentramento dei processi - è andato a segno con due settimane di ritardo, dopo che venerdì il Consiglio di Stato aveva annullato l'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia. Sul camion diretto a Milano - via Rho - gli operai hanno caricato venti scatoloni contenenti qualche centinaia di fascicoli presenti nella cancelleria civile. «Si tratta più che altro di cause relative a richieste di risarcimento danni», fanno sapere i funzionari impiegati nella sede distaccata di via Gilardelli.
Le operazioni sono durate poco più di trenta minuti. Il tempo di sigillare gli scatoloni e portarli dagli uffici del secondo piano del tribunale legnanese al camion parcheggiato dietro il monumento della Teresa. All'ingresso del tribunale il foglio che annunciava la riapertura delle cancellerie e l'iscrizione a ruolo delle nuove cause è stato rimosso. «Non è finita qui», dichiarano gli avvocati nei corridoi mentre osservano i carrelli scendere dalle rampe del tribunale. Lo sperano anche i dipendenti - otto più il centralinista - che da tempo lavorano in via Gilardelli. « Abbiamo instaurato un rapporto umano con giudici e avvocati: vorremmo rimanere qui», spiegano gli impiegati. Oggi pomeriggio, alle 16, i sindaci di Legnano, Rho e Cassano d'Adda si ritroveranno per concordare le strategie da intraprendere per salvare le sedi distaccate dalla chiusura.
Se l'accentramento a Milano dovesse diventare realtà, i cittadini dell'Altomilanese - un bacino d'utenza di 750 mila residenti - rimarrebbero senza un presidio giudiziario sul territorio.
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di Luca Balzarotti