Una manifestazione in piazza Cadorna per dire no alla temuta privatizzazione della Cri (a livello nazionale) e, parallelamente, contro il rischio che a fine dicembre centinaia di precari oggi con contratti a tempo determinato si ritrovino per strada
Milano, 29 novembre 2011 - Si sono portati dietro anche il defibrillatore, perché in caso ce ne fosse stato bisogno avrebbero potuto prestare tempestivamente soccorso. Sono come i carabinieri, sempre in servizio, i dipendenti della Croce Rossa lombardi, che martedì mattina hanno protestato a Milano in piazzale Cadorna - luogo strategico per richiamare l'attenzione delle persone grazie all'andirivieni pressoché continuo fra la stazione delle Nord e la fermata del tram - per dire no alla temuta privatizzazione della Cri (a livello nazionale) e, parallelamente, contro il rischio che a fine dicembre centinaia di precari oggi con contratti a tempo determinato si ritrovino per strada nella sola Lombardia.
Le due cose concomitanti e allo stesso tempo slegate fanno comprendere in quali acque agitate si trovi oggi la "madre" di tutte le croci. Una cinquantina i soccorritori presenti, vestiti di tutto punto con la caratteristica tuta rossa e la croce bene in evidenza. La mobilitazione non è certo così passata inosservata.
"La situazione all'interno della Croce Rossa è diventata per molti versi insostenibile, con precariato diffuso e stipendi già di loro ridotti al minimo hanno sottolineato all'unisono le principali sigle sindacali fra cui Cgil, Cisl, Fialp Cisal e sindacati di base.
A togliere il sonno ai soccorritori dei 451 comitati locali attivi da nord al sud del Paese (102 quelli provinciali, dodici in Lombardia) è la bozza di decreto di riordino della Cri licenziata lo scorso undici novembre dal precedente governo Berlusconi, che prevede, all'atto pratico, il passaggio dal pubblico al privato della gestione dei servizi di soccorso con la conseguente e temuta risultante che duemila soccorritori in tutta Italia perdano il posto di lavoro.
In pratica, solo il direttivo nazionale e regionale della Croce Rossa resterebbe pubblico. Tutto il resto, dalle province giù giù fino ai comitati cittadini, in Lombardia sono 73, sarebbero gestiti "con criteri finalizzati a tagliare i costi, far quadrare i bilanci, risparmiare anche laddove, come succede in Lombardia, questi bilanci sono sani", spiega Emilia Natale di Cgil.
Il proposito del governo, è vero, è tutto in itinere. Per questo le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro urgente con il neoministro della Salute per aprire al più presto un tavolo di confronto.
A livello lombardo, si somma un altro elemento di preoccupazione. La scadenza a fine anno, quindi fra poche settimane, della convenzione con Areu, il sistema regionale di gestione delle emergenze-urgenze. Detto in parole povere, il 118. E' vero che anche l'anno scorso si era arrivati a ridosso delle festività prima di rinnovare la convenzione. Ma quest'anno il clima è decisamente peggiore di quello del 2010 già di suo poco ottimista: i soldi sono pochi, "anche quando c'è di mezzo la salute dei cittadini", e così il timore è che il bando per rinnovare la convenzione veda andare in atto una vera e propria gara al ribasso, con l'aggiudicazione dei servizi a chiamata (il numero 118, appunto, quello che si compone per chiedere l'intervento di un'ambulanza) al miglior offerente. Spesso "croci" più "piccole", meno "controllabili" e pure più "spregiudicate" nell'organizzazione del servizio, sottolineano in coro i dipendenti della Cri.
La Croce Rossa già ora, per cercare di reggere la concorrenza, ha adottato dallo scorso luglio una politica che consiste nel non far più salire sulle ambulanze il personale assunto a tempo indeterminato - spesso e volentieri con svariati anni di servizio e dunque di professionalità acquisita sulla strada - per relegarlo "a ruoli marginali, se non addirittura umilianti come il rispondere al telefono", dicono i sindacalisti. Questo per ridurre i costi di servizio e restare entro gli stretti margini imposti da Areu Lombardia, che è quella che materialmente "paga".
di Ivan Albarelli