Legnano (Milano), 18 marzo 2017 - É difficile dare una definizione a Mario Giacomelli: non è solo un fotografo ma nemmeno un tipografo, seppur le sue pubblicazioni siano rinomate al pari delle foto. Le sue immagini nascono da idee perseverate a lungo e diventano arte assoluta. Come in altri celebri casi non è lui a scegliere la macchina fotografica ma se la ritrova fra le mani mentre è alla ricerca di qualcos’altro come mostra l’esposizione di Palazzo Leone da Perego con le immagini di “Mario Giacomelli (1925-2000)” , a cura di Enrica Viganò. 101 opere selezionate e ordinate dall’autore nel 1984 per un evento a Lonato.

Il percorso espositivo si sviluppa su nuclei tematici che rispecchiano la produzione artistica del fotografo internazionale nato e, quasi sempre, vissuto a Senigallia. Aprono “A mia Moglie”, “La mia modella” e “Mia Madre” foto che risalgono alla metà degli anni Cinquanta. Nel 1961 inizia la straordinaria epopea dei giovani seminaristi, ogni scatto è colto in momenti di gioia: il girotondo, le corse durante la ricreazione, una partita di pallone e una battaglia a palle di neve. Dopo aver letto il brano poetico di Davide Maria Turoldo “Io non ho mani che mi accarezzano il volto” il fotografo marchigiano scatta le celeberrime foto, fra le più conosciute del XX secolo. In camera oscura rielabora un bianco assoluto che contrasta il nero delle tonache dei protagonisti. Nel 1957 l’artista compie un viaggio con la moglie a “Lourdes”, da qui la memorabile sequenza in cui si nota, la forza compositiva dell’artista, il senso del sacro e della devozione. Ne “La buona terra” scorre la storia dei contadini delle Marche, lungo il ripetersi ciclico del lavoro e delle stagioni, un racconto epico dell’uomo e della natura, dei contadini e dei campi, la fatica e la speranza sono il ritratto di una comunità e della sua gente.

Una narrazione visiva che dura decenni, analizzata dall’artista con libertà di sguardo e di impaginazione. Le 41 fotografie di paesaggi dal titolo “Presa di coscienza sulla natura” nei frammenti di paesaggio è evidente il gioco intellettuale di scambi con l’amico, pittore Burri. Il movimento, la solarizzazione e la poesia entrano con energia nel capolavoro ispirato a “Caroline Branson da Spoon River” realizzato fra il 1971 e il 1973 circa, il sorriso della protagonista sfuma in camera oscura e diventa un enigma per ogni visitatore.

«Mario Giacomelli. La collezione della città di Lonato del Garda» è a Palazzo Leone da Perego in via Gilardelli 10 da domani al 4 giugno. Orari: giovedì, venerdì, 9.30 - 12.30 ; sabato e domenica, 10.00 - 12.30 | 16.00 - 19.00. Ingresso gratuito