Lecco, 6 marzo 2017 – Pagati con buoni spesa invece che con un regolare stipendio. Solo nel 2016 in provincia di Lecco sono stati staccati 1.200.000 vaucher, per un controvalore di 12 milioni di euro, quasi 300mila in più dei 980mila del 2015, quattro volte tanto i 320mila del 2013.

La maggior parte sono stati utilizzati per pagare addetti del commercio: 226.177. Altri 130mila invece sono serviti per quanti operato nel turismo e 128mila nel comparto dei servizi. Appena 56mila sono finiti nelle tasche di giardinieri occasionali e ancora meno, neppure 30mila, in quello di assistenti e collaboratrici domestiche.

Sull'altra sponda del Lario, in provincia di Como i vaucher erogati sono stati ancora di più: 1.369.020, per un controvalore di quasi 14milioni di euro, contro i 982.423 del 2015. Commercio, turismo, servizi e manifestazioni culturali sono stati i settori in cui ne sono stati distribuiti di più.
“I dati ne confermano l'uso improprio,contribuendo alla crescita abnorme del precariato, in particolare giovanile – denuncia Wolfango Pirelli, segretario generale della Cgil di Lecco -. Quasi la metà di questi voucher nel Lecchese vengono utilizzati in settori economici tradizionali, cioè il manifatturiero ed edilizia, sostituendo di fatto il lavoro che andrebbe contrattualizzato”. Per questo il numero uno della Confederazione generale italiana del lavoro provinciale ha incontrato il prefetto Liliana Baccari affinché trasmetta a Roma la richiesta di indire e fissare la data del referendum sull’abrogazione delle norme sui voucher e sulle norme che hanno abrogato la responsabilità solidale negli appalti, per i quali sono state raccolte 2 milioni di firme.

“Per quanto riguarda gli appalti è necessario ripristinare le norme che prevedevano la responsabilità del soggetto appaltante nei confronti dei lavoratori della ditta appaltatrice – prosegue il segretario della Cgil – Sono sempre maggiori i casi in cui vengono scaricati sui lavoratori, attraverso il mancato pagamento degli stipendi e delle altre voci ad esso connesse, i problemi che nascono tra le imprese, o i soggetti, anche pubblici, che appaltano e le imprese che lavorano effettivamente”.