Sirtori (Lecco), 2 novembre 2015 – Cari amici vi scrivo... Samuele Corbetta, il volontario 34enne di Sirtori prigioniero in un carcere del Guatemala da ormai 27 mesi per un'infamante condanna per abusi su una minorenne al termine di un processo farsa, in una accorata lettera si rivolge ai suoi concittadini e agli amici che lo sostengono a distanza per ringraziarli con varie iniziative, come ad esempio la vendita di profumi che riesce a confezionare dalla sua cella e a spedire in patria per guadagnare qualche soldo. «Non so che dire, grazie per l'appoggio e la fiducia in me e nei miei genitori: sono momenti difficili per tutti noi, però grazie anche a tutti voi tiriamo avanti con la fronte in alto! Spero tutto finisca presto!».

E' consapevole che il suo è un caso difficile, non solo per le complicate norme giuridiche che vigono nello stato centroamericano e che rendono quasi impossibile provare la sua innocenza, ma anche per la complessa situazione politica nel Paese dove è detenuto. Tuttavia rassicura tutti: «Perlomeno, grazie ai funzionari e ai diplomatici dell'ambasciata italiana mi trovo in un settore molto tranquillo, con persone ''importanti'' e piuttosto educate: siamo solo 19 qui. Nei vari settori comuni sono anche 200 o di più. Tra di noi la passiamo bene, anche se si vive con la paura perenne di una rivolta: in totale siamo più di 5mila prigionieri, in un penitenziario che è stato fatto per non più di 2000 persone. Ogni giorno che passa tranquillo è un peso meno addosso, aspettando che passino i mesi».

Dispone di una cameretta privata, di un cortile, cinque frigoriferi e fornelli elettrici personali per cucinare. Dove si trova c'è anche un campetto da calcio che lui e gli altri compagni possono utilizzare un paio d'ore per quattro giorni a settimana. Inoltre ha diritto a tre giorni di visita: mercoledì, sabato e domenica, dalle 8 alle 16. «Sotto questo punto di vista non mi posso lamentare, stiamo meglio che molte altre persone private di libertà. Anche se alla fine il detto è certo: ''aunque de oro, la jaula siempre jaula es!'' cioè “anche se d'oro, la gabbia sempre gabbia è”. Fortunatamente ho una salute di ferro, non mi sono mai ammalato in questi due anni: speriamo di andare avanti così».

I suoi genitori, papà Roberto e mamma Emiliana, sono molto preoccupati per lui, temono per la sua incolumità, ma a dicembre andranno a trovarlo. Della sua vicenda si sta interessando anche il ministro degli Esteri e i sottosegretari della Farnesina, oltre che l'ambasciatore Fabrizio Pignatelli della Leonessa che è andato a trovarlo di persona e che ha assicurato che, comunque si evolva la vicenda legale nelle aule dei tribunali, il brianzolo non verrà spostato in altre sezioni. Gli avvocati sono inoltre all'opera per ottenere il dimezzamento della pena di otto anni di reclusione a quattro, ma si lavora pure per la firma di un trattato bilaterale per estradarlo in Italia.