Lecco, 2 febbraio 2018 - Duecento euro in contanti tutti insieme non li hanno mai visti, figuriamoci averli per le mani. Con una simile somma da dove vengono loro ci comprerebbero un negozio in cui lavorare e sistemarsi per la vita. Soleman Geudrago, 28enne della Costa d’Avorio e Adekomi Ade, 26enne del Togo, entrambi richiedenti asilo politico ospiti in un centro di accoglienza di Airuno, nonostante la paura di essere accusati di furto, li hanno però subito consegnati agli agenti della Polizia ferroviaria per restituirli al legittimo proprietario che li aveva dimenticati sul treno.

«Dentro al borsello, oltre ai soldi, c’erano anche carte di credito, bancomat, i miei documenti identificativi, le chiavi di casa, dell’ufficio e della macchina e pure i dispositivi per accedere senza problemi ai miei conti correnti – racconta Giovanni Bozzini, commercialista di 68 anni di Merate, lo “sbadato” che ha lasciato il portafogli in carrozza -. Rendermi tutto è stato un gesto di grande civiltà e onestà, specialmente da parte di chi ha poco o nulla». «Temevamo che se fosse mancato qualcosa i poliziotti avrebbero sospettato di noi, che ci avrebbero obbligato a rendere quello che non si trovava. Nei nostri Paesi succede così», riferiscono i due migranti, affiancati da Fabiola Lopez, 27 anni, della coop romana Tre Fontane, che da novembre è direttrice del centro di Airuno, e dalla mediatrice culturale Maria Vittoria Sala di 29, che prestano servizio anche a Cremeno, Merate, Olgiate e Torre de’ Busi.

«Sappiamo che verso gli stranieri come noi molti sono prevenuti, ma ci siamo fatti coraggio a vicenda, perché abbiamo notato i documenti e noi, che fatichiamo ad ottenerli, conosciamo bene quanto siano importanti». Non si aspettavamo nulla in cambio, non gli interessava, bastava loro sapere di aver compiuto la scelta giusta, per questo non hanno nemmeno riferito niente ai referenti della cooperativa. Il professionista, non nuovo a “dimenticanze” del genere che si sono concluse sempre bene quando ha avuto a che fare con stranieri, ha tuttavia voluto comunque ricompensarli e premiarli. «Una volta ho scordato un borsello con 1.200 euro e mi è stato reso da un giocoliere di strada brasiliano, un’altra volta addirittura di più, restituitomi poi da un ristoratore all’estero, mentre in un ospedale della zona appena mi sono girato mi è sparito tutto e nei paraggi non mi è parso di cogliere volti stranieri», rivela. Il riconoscimento più bello per Soleman e Adekomi sarebbe però quello di ottenere il diritto di rimanere in Italia, perché hanno dimostrato che di essere cittadini modello e che di loro ci si può fidare.