Merate, 14 gennaio 2018 - Pochi medici e operatori sanitari in servizio, boom di pazienti, attese sempre più lunghe e mancanza di addetti alla vigilanza e alla sicurezza sono gli ingredienti di una miscela esplosiva che rischia di far deflagrare la situazione del Pronto soccorso del San Leopoldo Mandic di Merate. L’aggressione a insulti, minacce e spintoni che si è verificata l’altro giorno contro un’infermiera di 43 anni del turno di notte da parte di alcuni pazienti e familiari stanchi di aspettare da ore una visita è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi simili. Solo il pomeriggio precedente anche una giovane ha dato in escandescenze, scagliandosi contro i camici bianchi, tanto da dover richiedere ancora una volta l’intervento dei carabinieri per placare gli animi ed evitare che la situazione degenerasse come nel caso dell’assalto all’infermiera di notte.

In passato inoltre si sono registrati anche furti in reparto, perché tenere d’occhio il costante via vai di gente è una missione impossibile per chi è impegnato a salvare vite e assistere oltre un centinaio di persone al giorno. Perciò da parecchio chi lavora nelle corsie del reparto di emergenza, ma anche chi presta servizio nelle altre strutture del presidio brianzolo reclama maggiore tutela. Un primo passo in avanti potrebbero essere le telecamere del sistema di videosorveglianza a circuito chiuso funzionanti, dato che quando si sono verificati problemi non sono servite e a nulla. Pure una postazione fissa di agenti di polizia, come c’è all’ospedale di Lecco, aiuterebbe. Ma soprattutto servirebbe la presenza di due medici per turno durante la notte invece che uno solo e di più infermieri e oss.