Merate, 13 settembre 2017 - E' finito "sotto inchiesta" il caposala del Pronto soccorso del Mandic di Merate e sindacalista della Rsu dell’Azienda socio-sanitaria territoriale lecchese. Tutto risale a quest’estate quando aveva pagato di tasca propria, tramite ricariche telefoniche, gli straordinari ad alcuni colleghi mentre in passato aveva devoluto il premio di produttività per comperare un defibrillatore. I dirigenti della sanità provinciale hanno avviato un procedimento disciplinare contro Francesco Scorzelli, 59 anni, coordinatore infermieristico del reparto di emergenza dell’ospedale di Merate. La sua “colpa” sarebbe quella di aver allontanato in malo modo dalla corsia di cui è responsabile un accompagnatore non autorizzato di un paziente e poi di aver espresso in rete alcune critiche verso i propri superiori.

Ieri è stato convocato ai piani alti del presidio di via dell’Eremo per difendersi. Durante l’audizione ha presentato un corposo memoriale, respingendo e smontando una per una le “imputazioni”, che si basano fondamentalmente solo sulla testimonianza della stessa persona che l’ha accusato dopo essere stata messa alla porta. "La mia accusatrice non ha prove di quanto ha dichiarato", spiega lui. Per questo annuncia che potrebbe passare al contrattacco e che potrebbe querelare lei e quanti le daranno credito per diffamazione. Il verdetto non è ancora noto, ma rischia fino a una sospensione dal servizio. Non è la prima volta che il caposala finisce davanti ai componenti della commissione di disciplina, è la settima in sei anni. In alcune occasioni i procedimenti sono stati subito archiviati e nelle altre si sono conclusi con sanzioni irrisorie, a testimonianza della lievità delle contestazioni mosse. E non è l’unico, perché pure altri due rappresentanti sindacali ultimamente hanno ricevuto la notifica dell’avvio di procedimenti disciplinari.

Molti loro colleghi non credono che si tratti di coincidenze e, in concomitanza con lo svolgimento del «processo», hanno organizzato spontaneamente una manifestazione di protesta e insieme di sostegno all’«imputato» all’ingresso dell’Alessandro Manzoni. Poiché si tratta di procedimenti interni, il cui iter tra l’altro è ancora in corso, dall’Asst preferiscono non commentare nulla.