Merate (Lecco), 3 gennaio 2017 - Merate come Napoli, o come Roma, con cumuli di “monnezza” in strada e fuori dai cancelli delle abitazioni. Si è rivelata un fiasco la prima del nuovo sistema di raccolta differenziata della spazzatura, che prevede di separare carta e cartone da collocare nell’apposito bidone giallo dagli altri rifiuti riciclabili. La maggior parte dei cittadini è stata colta impreparata e non si aspettava che il nuovo regime scattasse con il primo giorno utile dell’anno. Pressoché tutti hanno così mischiato carta e cartone a plastica e lattine. Gli incaricati del servizio sono stati però inflessibili e non hanno raccolto i sacchi, bollandoli come non conformi e lasciandoli dove erano stati collocati, con la città trasformata per qualche ora in un’immensa discarica a cielo aperto. Nel pomeriggio, su ordine dell’assessore all’Ecologia Massimiliano Vivenzio, l’immondizia è stata poi comunque raccolta e rimossa in blocco. «In qualche modo ci aspettavamo che sarebbe successo – commenta proprio Massimiliano Vivenzio -. Per questo abbiamo subito organizzato un secondo giro di raccolta straordinario».

L'assessore tuttavia prevede che il nuovo calendario della spazzatura non sia adeguato alle reali esigenze e che l’episodio sia destinato a ripetersi. Sia la carta e il cartone, sia il resto della frazione riciclabile, sia il vetro verranno infatti ritirati solo ogni due settimane. Inoltre in molte zone non è stato ancora neppure consegnato il prospetto dei giorni utili. «Credo che il calendario debba essere rivisto e occorra inserire ulteriori giorni, non si può obbligare le persone a tenersi in casa l’immondizia per così tanto tempo, se non altro per l’ingombro e lo spazio che occupano, specialmente la carta, la plastica e le lattine», spiega. Per questo i soldi risparmiati dall’appalto e dall’ulteriore differenziazione sono stati accantonati in modo da poter apportare rapidamente eventuali correttivi.

«L’anno scorso, nel 2017, come amministrazione l’appalto di raccolta dei rifiuti è costato un milione e mezzo di euro, quello nuovo del 2018, con il nuovo sistema, invece si aggira sul milione e 200mila euro – illustra l’assessore -. I 300mila euro in meno sono stati accantonati in bilancio per affinare il sistema e per le modifiche in corso d’opera».
Ma il malcontento tra i contribuenti, al netto dei benefici per l’ambiente e dei possibili risparmi sulla Tari, cioè la tassa sui rifiuti, è palese: cinque contenitori, cioè quello per l’umido, la frazione residua, il vetro, la carta e la plastica con le lattine e il tetrapack, paiono veramente troppi ed eccessivi, tenendo contro che in molti faticano già a gestirne e utilizzarne correttamente quattro.