Merate (Lecco), 11 novembre 2017 – Mobilitazione generale da parte dei colleghi per sostenere Francesco Scorzelli, il caposala di 59 anni del Pronto soccorso dell'ospedale di Merate e il più votato in assoluto dei sindacalisti della Rsu dell'Azienda socio-sanitaria territoriale provinciale a cui fa capo il San Leopoldo Mandic, sospeso dal servizio per tre mesi. Lunedì 20 novembre, il coordinatore infermieristico finirà nuovamente “a processo” per l'ennesimo procedimento disciplinare nei suoi confronti perché ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti. Per l'occasione è stata organizzata una manifestazione di protesta, un vero e proprio presidio contro i dirigenti della sanità lecchese.

Il picchetto, promosso dai dirigenti dell'Usb, l'Unione sindacale di base, organizzazione di cui fa parte il caposala, sarà anche l'occasione per puntare il dito contro tutte le altre questioni irrisolte: la riorganizzazione delle sale operatorie, la mancanza di sicurezza in corsia per il comportamento violento di alcuni utenti e accompagnatori, la mancata integrazione con gli operatori di quella che era l'Asl, il ritardo nella pubblicazione degli obbiettivi di produttività nonostante il 2017 stia per terminare, la fuga di camici bianchi... Già in molti hanno annunciato l'adesione all'adunata. Hanno comunicato che parteciperanno alla manifestazione non solo i dipendenti dell'Asst lecchese, ma anche infermieri e operatori sanitari che lavorano in altre strutture.

Intanto il caposala costretto alle vacanze forzate e non retribuite si è rivolto anche ad un legale per chiedere la sospensione del provvedimento. Inoltre sia l'Alessandro Manzoni di Lecco, sia il nosocomio brianzolo sono stati tappezzati di volantini che recitano “Scrozelli libero”. Nonostante siano stati rimossi più volte, i manifesti continuano a essere riposizionati nei reparti, all'interno degli ascensori e negli altri di ingresso dei due ospedali. La dura punizione a cui è stato sottoposto il caposala sindacalista per i suoi superiori si sta dunque rivelando un boomerang.