Merate (Lecco), 25 ottorbe 2017 - Nessuno dei dirigenti della sanità lecchese lo ha mai ringraziato per aver pagato di tasca propria gli straordinari agli infermieri, nemmeno per aver devoluto il premio di produzione l’acquisto di un defibrillatore, né per aver comperato, sempre con i suoi soldi, una stampante per gli impiegati dell’ospedale. Anzi, lo hanno punito. Francesco Scorzelli, 59 anni di Verderio, caposala del Pronto soccorso del San Leopoldo Mandic di Merate (Leco) e sindacalista della Rsu, è stato sospeso dal servizio per tre mesi, durante i quali non percepirà neanche lo stipendio.

La sua «colpa», almeno secondo chi lo ha accusato e giudicato, è stata quella di aver maltrattato gli accompagnatori di una paziente che si trovavano dove non avrebbero potuto rimanere; di non essersi appuntato al petto il tesserino identificativo di riconoscimento e di aver pubblicato sui social post di critica all’operato di chi, gerarchicamente parlando, gli sta sopra. Si tratta di atteggiamenti che costituiscono una violazione di vari articoli e commi del Codice di comportamento verso utenti e colleghi e dell’obbligo di non danneggiare l’immagine dell’azienda di cui si è dipendenti. Il tutto con l’aggravante di “precedenti”, per i quali era già stato richiamato all’ordine.

A emettere il “verdetto”, senza tener conto delle corpose e puntuali controdeduzioni presentate dall’“imputato”, sono stati i componenti dell’Ufficio procedimenti disciplinari dell’Asst lecchese, a cui il presidio brianzolo fa capo. E potrebbe non essere finita qui, perché il coordinatore infermieristico è “sotto processo” anche per altre contestazioni, inerenti proprio al fatto che ad agosto aveva donato 450 euro in tessere per cellulari a sette infermieri che avevano rinunciato a ferie e riposi per coprire l’assenza di due colleghe ammalate. In caso di una ulteriore “condanna”, data la “recidiva”, il caposala del Pronto soccorso ospedaliero rischia il posto.

«Non posso né voglio rilasciare dichiarazioni», si limita a commentare Francesco Scorzelli. Il quale però aggiunge: «Presto se ne riparlerà con il mio avvocato, se credono di spaventarmi si sbagliano». In corsia infatti in molti sono convinti che le contestazioni siano un pretesto per convincerlo a non denunciare più pubblicamente le presunte inefficienze del sistema sanitario. Da quanto è stato eletto come il più votato tra le fila della Rsu ha del resto dovuto fronteggiare una mezza dozzina di procedimenti disciplinari. «La sanzione è stata stabilita dall’Ufficio provvedimenti aziendali, un organismo autonomo, che ne conclude e cura l’applicazione nel rispetto delle norme di legge – commenta il direttore generale Stefano Manfredi – Per questo come direzione non possiamo entrare nel merito della sanzione applicata».