Sepolto sotto cinque metri di neve
di STEFANO CASSINELLI
INTROBIO
LA SLAVINA che lo ha sepolto non gli ha dato scampo. Così è morto sabato Antonio Mariani, gestore del rifugio Buzzoni, ritrovato sotto cin...
INTROBIO
LA SLAVINA che lo ha sepolto non gli ha dato scampo. Così è morto sabato Antonio Mariani, gestore del rifugio Buzzoni, ritrovato sotto cin...

56.jpg
2010-02-08di STEFANO CASSINELLI
INTROBIO
LA SLAVINA che lo ha sepolto non gli ha dato scampo. Così è morto sabato Antonio Mariani, gestore del rifugio Buzzoni, ritrovato sotto cinque metri di neve ieri alle 11. «Il fronte della valanga - afferma Gianni Beltrami responsabile della XIX delegazione dei Soccorso alpino - era di circa 400 metri, la valanga ha colpito in pieno Antonio trascinandolo nel canalone Gandazzo. Tra le pareti la neve si è accumulata sommergendo sotto circa cinque metri Antonio che stava tracciando il sentiero per arrivare al suo rifugio. Dal punto in cui è stato investito lo abbiamo trovato a una distanza di circa 140 metri». Mariani secondo gli esperti dovrebbe essere morto sul colpo e lo stesso Beltrami sottolinea: «Non aveva neve in bocca, questo ci fa pensare che si sia reso conto di quello che stava accadendo e si è così protetto il volto, ma non riteniamo che sia morto per asfissia, purtroppo la neve era molto pesante e lelevata quantità che lo ha sommerso gli ha procurato lesioni tali per cui è deceduto sul colpo». Per il recupero del 54enne di Paderno Dugnano sono state impegnate decine di uomini e due unità cinofile.
ALLA FINE il corpo è stato individuato con le sonde da valanga e Beltrami afferma: «È stata una ricerca molto difficile perché la neve accumulata era altissima per cui anche il sistema Recco per la ricerca non individuava nulla, alla fine con un sondino è stato trovato. Le operazioni per il recupero sono state lunghe perché abbiamo dovuto scavare una buca molto profonda, il corpo si trovava a circa cinque metri di profondità. Lo abbiamo trovato con ancora addosso le ciaspole». Un recupero sofferto per gli uomini del Soccorso alpino che conoscevano e apprezzavano profondamente Mariani come ricorda lo stesso Beltrami: «Antonio era una persona eccezionale. Era arrivato qui al rifugio da pochi anni ma con il suo entusiasmo, la sua voglia di fare e il suo amore per questo posto era riuscito a farsi voler bene da tutti e anche il rifugio, che negli ultimi anni era stato chiuso, aveva ripreso a vivere e sempre più gente veniva qui. Antonio si sacrificava per questo posto, portava su tutto con lo zaino, ci metteva lanima. La sua scomparsa ci addolora tutti perché era una persona buona che amava tantissimo queste montagne». Lincidente secondo gli esperti del Soccorso alpino non è stato causato da unimprudenza e Beltrami spiega: «Quel passaggio era abbastanza brutto, Antonio lo sapeva tanto che era stato proprio lui ad attrezzarlo con pali e corde per cercare di renderlo più sicuro possibile. Stava battendo il sentiero per gli amici che salivano al rifugio, evidentemente in quel punto è stato tradito dalla neve, la slavina è partita allimprovviso e lui non ha potuto fare nulla per mettersi in salvo. Era consapevole del rischio in quel passaggio ma era un punto obbligato, purtroppo può succedere. Questo ci deve insegnare che non dobbiamo mai sottovalutare nessuna situazione».
