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«A volte gli studiosi locali sono più bravi degli accademici»

— MILANO —
«PUÒ ESSERE VERO. Certo, ci vorrebbe la prova decisiva: lo studioso bergamasco ha fatto l’esame del Dna?». Garbatamente spiritoso, Philippe Daverio (nella ...
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309.jpg 2010-01-31
— MILANO —
«PUÒ ESSERE VERO. Certo, ci vorrebbe la prova decisiva: lo studioso bergamasco ha fatto l’esame del Dna?». Garbatamente spiritoso, Philippe Daverio (nella foto), impegnatissimo a Napoli in un allestimento davanti al pubblico, commenta a caldo l’ipotesi dell’origine nobiliare del Caravaggio.
Daverio, storicamente l’idea può reggere?
«Nel corso della vita dell’artista, una parte degli Sforza ha sempre appoggiato il Caravaggio. Strano, ma vero. D’altronde, il Caravaggio stesso, nel suo soggiorno romano, si vestiva e si muoveva non come un artista, categoria in genere di poveracci, ma come un giovane di buona famiglia. I vestiti, sempre lo spadino al fianco. Certo, poteva essere un caso di mitomania, forse invece sapeva qualche cosa di più».
Un giallo interminabile, la vita del Caravaggio. Perchè davvero esistono ancora tanti buchi neri o per l’alone romantico che lo circonda?
«Per l’alone romantico. La gente lo vede come il protagonista di un noir. Quindi è normale che attiri di più attenzioni e interessi. Accade con i maudit. Modigliani è un altro caso esemplare».
Sul piano scientifico, che credito si può dare ai cosiddetti «studiosi locali»?
«Io attribuisco loro più stima e valore di quanto si possa immaginare. Gli errori degli accademici hanno legittimato anche i dilettanti. A partire da Longhi».
Gian Marco Walch
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