Lecco, 23 gennaio 2018 - La Leuci ha chiuso i battenti allo scoccare dell’1 gennaio 2014, tecnici e operai se ne sono andati da tempo e i macchinari utilizzati per produrre lampadine sono stati tutti smantellati. L’area industriale di via XI febbraio è stata completamente smantellata, dentro non resta più niente e nessuno, o quasi. Perché qualcuno, o meglio qualcosa, è rimasto e fa molta paura: è l’amianto. Si tratta di appena 500 metri quadrati di lastre di eternit che costituiscono solo una parte della copertura dei capannoni ormai vuoti, eppure è sufficiente un solo granello di polvere di asbesto per essere pressoché certi che provocherà un tumore, come un proiettile vagante che colpisce sempre il bersaglio, sebbene magari a distanza di anni.

Per questo i volontari dell’associazione Gruppo aiuto mesotelioma sabato pomeriggio si riuniranno davanti ai cancelli del comparto produttivo dismesso per chiedere che venga al più presto rimosso tutto l’amianto, come del reso previsto da un’ordinanza di quest’estate, a cui tuttavia non è stato dato alcun seguito, nonostante gli esposti in Procura. «Ogni anno l’amianto continua a causare vittime, anche in provincia di Lecco – spiega Cinzia Manzoni, presidente del sodalizio -. Non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo rimanere indifferenti. Situazioni come quella della Leuci mettono a rischio la salute di tutti i cittadini e rappresentano un serio rischio per coloro che abitano a ridosso dello stabilimento ma non solo. Chiediamo che l’area venga al più presto bonificata, non c’è più tempo da perdere». Anche perché settimana scorsa l’area è stata «prestata» ad alcuni appassionati di soft air e paintball per giochi di guerra: «Ad essere in gioco è solo la salute di tutti noi e l’unica guerra che vogliamo vedere è quella contro l’amianto», prosegue Cinzia Manzoni, che invita al presidio tutti i rappresentanti istituzionali del territorio, indipendentemente dal partito e dal colore politico.

L'assessore ai Lavori pubblici Corrado Valsecchi ha già comunicato la sua presenza. «Condivido a titolo personale l’iniziativa, la volatilità delle fibre in amianto è un pericolo, a maggiore ragione quando l’eternit non è compatto come nel caso della Leuci – spiega -. I proprietari dell’area non possono più tergiversare, mantenere lo status quo rappresenta un crimine vero e proprio».