Lecco, 12 ottobre 2017 – Sono piccole ma sono in grado di divorare e distruggere il 40% dei raccolti di soia e frutta. Si tratta delle cimici asiatiche, che Fortunato Trezzi, presidente provinciale di Coldiretti, definisce una “vera e propria piaga d'Egitto, paragonabile alle cavallette bibliche”.

“La diffusione di questo insetto è favorita dai cambiamenti climatici che portano a un generale innalzamento delle temperature medie, e dalla mancanza in Italia di antagonisti naturali – spiega il rappresentante degli allevatori e dei coltivatori lariani -. Ciò ha permesso alla cimice asiatica di prendere d’assedio non solo i campi dei nostri agricoltori ma anche le case dei cittadini. Per questo, urge incentivare gli organi di ricerca per trovare un antagonista a questo insetto, così come fatto con ottimi risultati per il cinipide del castagno”.

A rimetterci sono stati soprattutto i meleti. “Il danno al mio meleto, causato quest'anno dalla cimice asiatica, è impressionante: ho dovuto buttare via circa il 90% dei frutti, perché deformati o necrotizzati dalle punture di quest’insetto — racconta Orlando Dal Grande, imprenditore agricolo 50enne di Lomazzo, con 2 ettari di frutteti tra mele, pesche e pere —. Ogni cimice, tra l'altro, riesce a pungere il frutto circa una ventina di volte, rendendolo immangiabile. Così, tutte le mele danneggiate le ho potute usare solo come concime”.

La cimice asiatica, nome scientifico Halyomorpha halys, è un insetto originario di Cina, Giappone e Taiwan. È stato accidentalmente introdotto negli Stati Uniti nel 1998 e dal 2010 è una presenza stabile dei frutteti americani. In Italia il primo esemplare è stato rinvenuto in provincia di Modena nel settembre 2012 e da allora si è rapidamente diffuso nelle altre regioni del Nord Italia. In Lombardia è stato segnalato già dal 2015. La cimice asiatica è un insetto che ha una mascella modificata in grado di perforare meglio piante e frutti, rovinando i raccolti e favorendo anche l’insorgere di patologie della frutta.