Imbersago (Lecco), 24 maggio 2015 – In piazza Duomo di fronte a diecimila giovani per raccontare con la sua musica di suo cugino padre Fausto Tentorio, il missionario del Pime originario di Santa Maria Hoè che il 17 febbraio 2011 all'età di 59 anni è stato assassinato nella sua parrocchia di Arakan nel sud delle Filippine. Marco Cagliani, cantautore di 46 anni di Imbersago, si è esibito in concerto a Milano davanti all'arcivescovo Angelo Scola e a migliaia di giovani provenienti da ogni angolo della diocesi ambrosiana in occasione del raduno degli animatori oratoriani in vista dell'inizio dei centri estivi.

L'artista, con trascorsi e collaborazioni importanti nel panorama canoro italiano, ha proposto i brani del suo «Amatour», una tournè che in quasi tre anni lo ha portato in giro in tutto il Belpaese per testimoniare l'operato del religioso ucciso e per raccogliere fondi per realizzare i progetti che il consacrato aveva realizzato. Ha già raccolto, insieme a diversi ragazzi che accettato la sua sfida, quasi 14mila euro. I soldi sono stati tutti devoluti in beneficenza per costruire una scuola a Sitio Patagan, ad Arakan Valley, Mindanao, dove studiano 77 alunni di prima e seconda elementare e un ambulatorio, a Malinao, stesso distretto dove si curano 726 persone, di cui 363 bambini, per un totale di 146 famiglia del posto. E si tratta solo dell'inizio, perché a giugno uscirà il nuovo Cd, con brani inediti e dirompenti, anche di denuncia.

«E' stato emozionante – commenta -. Ringrazio quanti mi hanno offerto questa opportunità, è stato davvero fantastico incontrare tanti giovani e parlare con loro». Non si aspettava nemmeno lui che la sua iniziativa avrebbe riscosso tanto successo. «Quando insieme ad alcuni giovani ho cominciato questa nuova avventura era da tempo che non salivo più su un palcoscenico – spiega l'artista -. Si è trattato di una scommessa impegnativa che al momento stiamo vincendo». Sul versante delle indagini per scoprire chi ha freddato padre Pops – così lo chiamavano i suo fedeli – è invece ancora tutto fermo.

L'ipotesi più accreditata è che sia stato liquidato perché difendeva gli indigeni dai politici del posto corrotti, dai latifondisti che rubano loro la terra e dagli investitori stranieri che espropriano la terra per sfruttarne le ricchezze minerari, con la complicità di esponenti della polizia e dell'esercito. Il delitto insomma, nonostante le promesse, le pressioni e le mobilitazioni, resta irrisolto. «Probabilmente non sapremo mai chi lo ha ammazzato - commenta il brianzolo -. Nonostante ciò padre Fausto continua a vivere nell'impegno di tutti noi che abbiamo scelto di raccoglierne l'eredità».