Lecco, 6 aprile 2017 - «È un atto dovuto nei confronti dei lavoratori, per quello che hanno subìto e per tutta l’assistenza legale che è loro stata negata in questi anni». É questa la motivazione che ha spinto Fim Cisl e Fiom Cgil a decidere di costituirsi parte civile nel giorno dell’udienza in cui il giudice Paolo Salvatore dovrà esprimersi sulla vicenda della Gilardoni Raggi X.

Lo hanno raccontato Emilio Castelli (Fim Cisl) e Fabio Anghileri (Fiom Cgil), che insieme ai colleghi delle Rsu - Davide Quartararo, Marco Soggetti, Renato Molteni, Sergio Carugno - l’inchiesta sull’azienda di Mandello l’hanno vissuta sulla propria pelle e che ora, dopo un anno di indagine, approderà davanti al Gip Paolo Salvatore. Toccherà al giudice decidere sulle sorti dei sei soggetti iscritti nel registro degli indagati al termine delle indagini coordinate dal sostituto Silvia Zannini e condotte sul campo dagli uomini della squadra Mobile di Lecco, dal personale del servizio di prevenzione dell’Ats e della direzione territoriale del lavoro (l’ex ispettorato). Le posizioni più gravi sono quelle di Maria Cristina Gilardoni, socio di maggioranza della spa di famiglia (55%) ed ex presidente del cda (esautorata da una sentenza del tribunale di Milano) e l’ex direttore del personale Roberto Redaelli a cui vengono contestati maltrattamenti e lesioni nei confronti di 54 lavoratori o ex lavoratori dell’azienda, che con le loro denunce in questura hanno dato il via all’inchiesta e ora sono parti lese. Per loro i sindacati hanno unito le forze mettendo al loro servizio un pool di avvocati formato da Stefano Pelizzari e Maria Grazia Corti, Alessandra Colombo, Paolo Baio e Anna Riva.

«Cosa ci aspettiamo? La speranza è che finalmente dopo tutti questi anni un giudice ci dica veramente cosa sia successo, accerti le eventuali responsabilità e chiarisca i dubbi. Anche perchè sino ad ora tutte le cause di lavoro qui a Lecco sono state perse». Dal fascicolo del pm Zannini emerge un quadro inquientante con racconti di quotidiane vessazioni e prevaricazioni. Tra gli indagati, ma con posizioni minori, figurano anche Andrea Ascani Orsini, nipote di Maria Cristina, socio di minoranza con il 45% delle quote; i medici Stefano Marton e Maria Papagianni; il lecchese Alberto Comi, consulente del lavoro che secondo la Procura avrebbe esercitato abusivamente la professione di consulente del lavoro all’interno dell’azienda.