Mandello, 20 luglio 2017 - Mobbing di a massa alla Gilardoni Raggi X di Mandello Lario: si sono costituite 32 parti civili, tra cui la stessa azienda, ora guidata dal figlio dell’ex proprietaria a processo. L’inchiesta su maltrattamenti e lesioni a operai e impiegati della storica azienda di Mandello Lario, che produce e controlla sistemi radiografici di aeroporti e luoghi sensibili di mezza Italia, è approdata ieri davanti al Gup e per sei persone c’è la richiesta di rinvio a giudizio. Gli indagati sono: l’ex presidente e socio di maggioranza Maria Cristina Gilardoni e l’ex direttore del personale Roberto Redaelli accusati di maltrattamenti e lesioni, mentre il socio di minoranza Andrea Ascani Orsini e i medici aziendali Stefano Marton e Maria Papagianni devono rispondere di violazione delle norme di sicurezza e il consulente esterno Alberto Comi di violazione delle norme specifiche sulla sua attività. L’indagine, coordinata dalla Procura di Lecco e condotta dalla Squadra mobile, è scattata dalle denunce di 54 lavoratori che hanno subito vessazioni, insulti, ma anche schiaffi, piedi pestati, graffi e addirittura morsi sulle braccia.

La posizione più delicata è quella dell’imprenditrice Maria Cristina Gilardoni, difesa dagli avvocati Roberto Mulargia e Federico Cecconi, e dell’ex direttore del personale, Roberto Redaelli, difeso dall’avvocato Carlo Melzi d’Eril. Nell’udienza preliminare di ieri davanti al giudice Paolo Salvatore si sono costituite e sono state ammesse le parti civili e, oltre alla Gilardoni Raggi X, figurano una trentina di lavoratori, difesi dall’avvocato Stefano Pelizzari e i sindacati Fiom-Cgil e Fim-Cisl, rappresentati dagli avvocati Maria Grazia Corti e Alessandra Colombo. Ieri nell’udienza fiume – durata quasi 5 ore – il pm Silvia Zannini ha ricostruito il quadro accusatorio nei confronti delle sei persone e puntato l’indice in particolare sull’ex presidente e sull’ex capo del personale accusati anche di mobbing, per l’invio di mail e telefonate nelle quali ai dipendenti a casa in malattia si metteva in dubbio il reale stato di salute. E ancora: battute fuori luogo davanti a terze persone, trasferimenti immotivati e improvvisi, videosorveglianza nei servizi igienici e controlli ossessivi dei movimenti. Il tutto con una sistematicità certificata dal 2012 e sfociata nell’inchiesta sulla Gilardoni Raggi X di Mandello, partita dalle denunce presentate da “lavoratori devastati psicologicamente”, come vennero definiti dagli inquirenti della Squadra Mobile di Lecco.

Sono state raccolte le prove di decine e decine di episodi di mobbing. L’ex presidente – secondo quanto ricostruito dalla Procura di Lecco, era arrivata al punto di dire a un lavoratore che chiedeva di usufruire della legge 104: “Non me ne frega un c... che tua madre ha un tumore, organizzati”. Comportamenti, che avrebbero potuto portare all’arresto della figlia 84enne del fondatore della Gilardoni e del suo fido braccio destro “se in gioco non ci fossero state l’esistenza dell’azienda e la sicurezza nazionale”, aveva spiegato il Procuratore Capo di Lecco, Antonio Chiappani , durante l’inchiesta. L’udienza è stata aggiornata all’11 ottobre.