Lecco, 12 gennaio 2017 - Insulti volgarissimi, ma anche schiaffi, piedi pestati, graffi e addirittura morsi sulle braccia. Per non parlare di mail e telefonate nelle quali ai dipendenti a casa in malattia si metteva in dubbio il reale stato di salute. E ancora battute fuori luogo davanti a terze persone, trasferimenti immotivati e improvvisi, videosorveglianza nei servizi igienici e controlli ossessivi dei movimenti. Il tutto con una sistematicità certificata almeno dal 2012 e sfociata poi in un’inchiesta avviata alla Gilardoni Raggi X di Mandello dalle 54 denunce presentate da altrettanti «lavoratori devastati psicologicamente», come li ha definiti il capo della Mobile di Lecco che dal febbraio 2016 ha raccolto le prove di decine e decine di episodi di mobbing. 

Madri e padri di famiglia cui vita è stata completamente stravolta, che hanno finito col perdere il sonno, alcuni il lavoro e altri addirittura ricoverati in ospedale per depressione. Mobbing pesante che la Procura di Lecco attribuisce all’ex presidente (e socia di maggioranza esautorata) Maria Cristina Gilardoni e Roberto Redaelli (il direttore del personale licenziato per giusta causa), destinatari di un avviso di garanzia per maltrattamenti e lesioni gravi. Gli indagati ammontano a sei ma le altre quattro sono posizioni minori, riguardano violazioni dei regolamenti di sicurezza sul lavoro. 

La «nonna-padrona» era arrivata al punto di dire a un lavoratore che chiedeva di usufruire della legge 104: «Non me ne frega un c... che tua madre ha un tumore, organizzati». Comportamenti barbari, che avrebbero potuto portare subito all’arresto della figlia 84enne del fondatore della Gilardoni e del suo fido braccio destro «se in gioco non ci fossero state l’esistenza dell’azienda e la sicurezza nazionale», ha spiegato il procuratore ricordando che la Gilardoni Raggi X produce e controlla i sistemi radiografici di aeroporti e luoghi sensibili di mezza Italia.