Lecco, 15 giugno 2017 - Il carnefice (presunto) si trasforma in (presunta) vittima. All’infinita saga della Gilardoni Raggi X si aggiunge un nuovo capitolo che vede tornare alla ribalta uno degli indiscussi protagonisti dell’intricatissima vicenda dell’azienda di Mandello. La scena questa volta è tutta per Roberto Redaelli, l’ex direttore del personale che dopo essere stato licenziato per giusta causa dall’azienda dopo il coinvolgimento nella nota vicenda del mobbing di massa sui dipendenti, ora decide di far ricorso al giudice del lavoro per chiedere il reintegro sul posto di lavoro. L’ultima “bomba” sulla Gilardoni è deflagrata nella mattinata di ieri quando ai vertici dell’azienda, nel frattempo uscita dall’amministrazione giudiziaria e affidata nella mani di Marco Taccani Gilardoni nominato presidente, è stato notificato il ricorso presentato al giudice del lavoro di Lecco nel quale Roberto Redaelli si oppone al licenziamento del 16 novembre scorso.

Nel ricorso il difensore, l’avvocato Franco Scarpelli di Milano, ha chiesto anche un risarcimento del danno quantificabile in quindici mensilità (come previsto dalla legge Fornero) e gli stipendi arretrati dalla data del licenziamento al possibile reintegro. La prima udienza della causa di lavoro è già stata fissata davanti al giudice per il 18 luglio prossimo e qui arriva l’altra “perla” perchè il giorno successivo si aprirà il processo penale nel quale proprio l’ex direttore e Maria Cristina Gilardoni - la “nonna-padrona” esautorata dalla presidenza con una sentenza del tribunale di Milano dell’autunno scorso - dovranno rispondere delle accuse di lesioni gravi nei confronti di una cinquantina di dipendenti, parte lesa in un procedimento nel quale i sindacati sono costituiti parte civile. Un po’ dottor Jekyll e un po’ mister Hyde, Roberto Redaelli deve fronteggiare una situazione davvero paradossale.

Da una parte si trova ad impugnare un licenziamento definito «vessatorio e discriminante», lo stesso atteggiamento - ma con un indice di gravità ben maggiore, tanto da sfociare in un processo penale - che gli viene imputato dalla cinquantina di dipendenti i quali lo accusano di aver instaurato in azienda un clima di terrore con persecuzioni ingiustificate e gratuite tali da costringere molti a licenziarsi e altri a curarsi per depressioni e attacchi di panico. Così al fido braccio destro della presidentissima Maria Cristina, quel licenziamento postumo una volta coinvolto nell’inchiesta avviata dalla Squadra Mobile di Lecco, deve essere sembrato una beffa. Di più, uno schiaffo da parte della Gilardoni Raggi X per cui per anni si era speso con così tanto zelo. Se non fosse tutto così maledettamente vero, sembrerebbe una storia costruita ad hoc per illustrare ciò che nella Divina Commedia Dante ha consegnato ai posteri: la legge del contrappasso. Una storia, questa, che riserverà molti altri colpi di scena. C’è da giurarci.