Lecco, 12 febbraio 2018 - La bomba ecologica e sanitaria dell’ex Leuci verrà presto disinnescata. Dopo un’ordinanza firmata quest’estate dal sindaco Virginio Brivio per bonificare l’ex fabbrica dismessa di lampadine, numerose lettere di denuncia dei residenti della zona, lo scandalo dell’area trasformata in campo di battaglia per giochi di guerra simulata, un esposto in Procura e un sit-in di protesta dei volontari dell’associazione Gruppo aiuto mesotelioma, i titolari della società Lago, la Srl proprietaria dei vecchi stabilimenti, hanno annunciato non solo che procederanno alla rimozione dell’amianto che infesta il tetto dei capannoni abbandonati, ma anche di aver scelto chi si occuperà dell’intervento. Saranno i tecnici specializzati della Coimperzeta, impresa di Mariano Comense specializzata nello smaltimento dell’eternit. Sui cancelli d’ingresso del comparto produttivo chiuso alla fine del 2013 sono già stati affissi i cartelli che riportano il nome della ditta comasca. Quando cominceranno i lavori tuttavia non si sa ancora.

«Stiamo definendo i dettagli del piano di bonifica insieme ai responsabili dell’Amministrazione comunale e dell’Ats della Brianza», rassicurano dalla Coimperzeta. «Da tempo attendavamo questa notizia – commenta Cinzia Manzoni, presidente del Gruppo aiuto mesotelioma –. Al di là della burocrazia, la parola fine a questa vicenda sarà scritta soltanto il giorno in cui verrà effettuata una bonifica totale e definitiva del materiale, che elimini il rischio dell’amianto una volta per tutte». La superficie da bonificare è di circa 500 metri quadrati su una totale di 20mila, una minima parte quindi, ma basta un singolo granello di pulviscolo di asbesto disperso nell’aria per uccidere una persona, perché l’amianto è come un killer invisibile, un cecchino silenzioso pronto a fare fuoco che arriva sempre a bersaglio, magari a distanza di anni. «Purtroppo l’ex Leuci non è che uno dei siti del territorio lecchese dove da decenni è presente materiale pericoloso», avverte inoltre sempre Cinzia Manzoni. Solo in provincia di Lecco sono stati censiti quasi 8mila edifici in cui si annida l’amianto.