Lecco, 14 maggio 2017 - L'autore del catalogo che raggruppa i profili Facebook di 1.218 donne single di Lecco, finite nella pubblicazione venduta online a loro insaputa, è Antonio Nicola Marongelli, 49enne calabrese, approdato sulle sponde del lago nel 2011 dopo aver vissuto a lungo in diversi paesi del Milanese. Oltre a cambiare spesso casa ha cambiato spesso mestiere: un catalogo ci vorrebbe per elencare le mansioni che ha ricoperto e le aziende per le quali ha lavorato, mentre un altro servirebbe per descrivere gli interessi, che spaziano dalla matematica all’enigmistica, dall’astronomia all’interpretazione dei sogni. Sostiene di appartenere all’associazione internazionale Mensa, riservata ai geni, e milita tra i porno-anarchici del gruppo SexPol.

È tutto riportato nella pagina di Wikipedia, la libera enciclopedia del web, che lui stesso ha scritto su di sé. Gli agenti della Mobile che lo hanno identificato e i magistrati che sulla vicenda hanno aperto un’inchiesta devono ancora interrogarlo. «Non ho fatto nulla di male , intendevo solo raccogliere fondi per il mio Comitato culturale Orangita Books per organizzare concorsi letterari – si giustifica ovviamente in internet, tramite uno dei tanti siti o social a lui riconducibili, tra cui uno in cui si propongono lettini erotici -. Ho utilizzato dati accessibili a chiunque».

In realtà non sarebbe proprio così. «A mio avviso ha palesemente violato la normativa sulla privacy – spiega l’avvocato Luca Giacopuzzi di Verona, uno dei massimi e primi esperti in Italia in diritto dell’information technology e delle nuove tecnologie –. Ha infatti utilizzato dati, quali le generalità e foto, senza il consenso delle dirette interessate. Il fatto che si tratti di profili pubblici non significa che possano essere adoperati per finalità diverse, come appunto la redazione di un catalogo, rispetto alle quali le donne single di Lecco che si sono iscritte a Facebook hanno fornito l’autorizzazione». Rischia intanto di essere sanzionato amministrativamente dal Garante per la protezione dei dati personali e poi di dover risarcire i danni morali a coloro che e lo trascineranno in tribunale. E al momento sono già a decine le donne che hanno presentato un esposto.