La sentenza: i giudici hanno ritenuto colpevole il 21enne originario di Legnano. La ragazza sarebbe stata prima segregata e poi violentata nell'appartamento di lei, nella centralissima via Caioroli
Lecco, 17 febbraio 2012 - Quattro anni di carcere. Dopo due ore e mezzo di camera di consiglio, il collegio presieduto dal giudice Ambrogio Ceron ha ritenuto Salvatore Anzaldi colpevole di aver violentato la ex fidanzata. Il 21enne di Legnano, che da qualche tempo ha ottenuto i domiciliari dopo quattro mesi di carcere, era accusato dalla sua ex fidanzata (originaria di Oggiono) di averla prima segregata e poi violentata nell’appartamento di lei, nella centralissima via Cairoli. Era la notte tra l’11 e il 12 febbraio dello scorso anno.
La sentenza è giunta ieri pomeriggio, poco dopo le 17.30, al termine di una giornata dedicata quasi esclusivamente a questo processo. L’udienza conclusiva era partita nella primissima mattinata con la lunga requisitoria dell’accusa incentrata a confermare l’assoluta attendibilità della ragazza. Il sostituto procuratore Paolo Del Grosso ha ricordato che la relazione tra i due non funzionava da tempo e che da parte della giovane c’erano buoni motivi per interromperla. Il pm ha ricordato come lei fosse stanca dell’eccessiva gelosia di lui, che spesso sfociava in un atteggiamento apertamente aggressivo. Ha poi fatto notare come nelle sue tante esternazioni - dall’incidente probatorio alle intercettazioni - il racconto della vittima sia sempre stato «coerente e lineare».
Al contrario, l’imputato è stato descritto come «soggetto irascibile e violento», come avevano raccontato alcuni testimoni che quella sera avevano assistito ad un litigio tra i due fidanzati. Un litigio scoppiato in un bar cittadino, dopo che lei aveva comunicato a lui di volerlo lasciare. Non solo: molti di quei ragazzi hanno confermato che Salvatore quella sera aveva bevuto e «proprio per questo non ha dato una risposta al perché di quelle accuse tanto infamanti». Quindi il pm si è concentrato sul luogo della violenza e sulle testimonianze del padre e della madre della ragazza e dei carabinieri intervenuti: tutti hanno raccontato che l’appartamento di via Cairoli era apparso in disordine, una conferma dell’avvenuta lite raccontata dalla ragazza. Infine la domanda centrale, il vero spartiacque in questo tipo di processi: perché la ragazza avrebbe dovuto inventarsi tutto? «Semplice: perché tutto è vero». Il difensore dell’imputato, l’avvocato Massimiliano Nessi del Foro di Lecco, si è detto «curioso di capire le motivazioni della corte» e intanto ha già annunciato ricorso in Appello. Nel frattempo l’imputato dovrà corrispondere anche una provvisionale di 20mila euro mentre il risarcimento sarà da liquidarsi in sede civile.
di Andrea Morleo