Gli operai dell'azienda lamentano non solo il fatto che l'ultimo stipendio risalga a ottobre, ma anche l'inadempienza da parte dell'azienda nel pagamento delle ore di cassa integrazione
Costa Masnaga, 3 febbraio 2012 - Esasperati dalle continue promesse disattese, i lavoratori della Rsi Costa Masnaga non si arrendono e si riuniscono in un presidio di protesta: «Teniamo accesa la fiamma della protesta anche se forse qualcuno si era già dimenticato di noi». La rabbia di questi uomini dipende dal fatto che non ricevono lo stipendio dal mese di ottobre: troppo difficile andsare avanti così, dunque ci si aspetta qualcosa dall'azienda, almeno il pagamento della cassa integrazione.
Da un anno e mezzo lungo i binari che portano ai capannoni della manutenzione non si vedono treni e ventidue carrozze sono parcheggiate all'interno. Nessuno ci mette mano da un pezzo. A dicembre, al tavolo del Ministero, l'amministratore della Rsi Italia Nicola Berti ha presentato un piano industriale che prevede un taglio di oltre il 50% della forza lavoro. Più di settanta dipendenti sarebbero a rischio. Le relazioni sindacali restano difficili, ma il primo passo che gli operai si attendevano, il pagamento delle ore di cassa, non è stato compiuto.
«Ora rischiamo di vedere i soldi solo a marzo perché l'azienda non ha mandato in tempo i dati per usufruire degli ammortizzatori sociali - commentano i lavoratori in presidio -. L'ultimo stipendio che abbiamo ricevuto risale ad ottobre. Come si fa ad andare avanti in questo modo? Per non cadere nell'indigenza siamo costretti ad aggrapparci a qualsiasi cosa. C'è chi deve contare sul lavoro della moglie, e chi chiede i soldi ai genitori. Qualcuno, soprattutto fra i più giovani riesce nel distacco, trova un'altra occupazione momentanea, ma un operaio di cinquant'anni dove va?». C'è chi doveva andare in pensione e non può nemmeno farlo perché non sono stati regolarizzati i contributi.
Redazione