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Licenziati dalla Perego Strade Il dramma di diciotto lavoratori

La testimonianza di un'ex impiegata

Per alcune figure professionali difficile la ricollocazione

Chiara Pisano, ex dipendente della Perego Strade
Chiara Pisano, ex dipendente della Perego Strade

Cassago, 19 gennaio 2012 - Dei 120 lavoratori di quella che era la Perego Strade di Cassago Brianza molti, la maggior parte, hanno trovato un nuovo lavoro, almeno sulla carta, perché in tanti casi si tratta di impieghi saltuari. In 18 però nemmeno quelli. Il periodo di cassa integrazione sono scaduti ed adesso godono della disoccupazione, un assegno di 6-700 euro che verrà erogato solo per un anno. Poi più nulla. Hanno inviato centinaia di curriculum, bussato ad ogni porta, frequentato corsi di riqualificazione, ma niente, non è servito a niente.

Gli economisti la chiamano crisi, parlano di numeri, citano studi, ma dietro alle cifre ci sono persone, famiglie, storie. Come quella di Chiara Pisano, 29 anni, ex impiegata del gigante edilizio di Tremoncino distrutto dalla dissennatezza del patron Ivano Perego e dagli ‘ndranghetisti a cui si è associato. Si è sposata a ottobre, aspetta un bambino e come tutti ha mutuo e spese da fronteggiare. I soldi degli ammortizzatori sociali arrivano con il contagocce e non sa nemmeno se riuscirà ad ottenere il pagamento degli stipendi arretrati e del Tfr che non ha mai ricevuto perché il tracollo finanziario ha completamente prosciugato le casse della società.

«È stata una mazzata, lavoravo lì da sei anni - racconta -. Ci accorgevamo che le cose andavano male, ma chi poteva immaginare quello che c’era dietro? Anche mio marito lavorava alla Perego, ci siamo conosciuti lì. Lui almeno ha trovato un nuovo posto e quindi riusciamo a tirare avanti anche se è difficile. Ho fatto il giro di tutte le agenzie interinali e partecipato agli stage promossi dall’Amministrazione provinciale ma nessuno mi ha mai ricontattato». Adesso che si appresta a diventare mamma ha smesso di cercare perché sa che tanto nessuno la assumerebbe.


Antonio Riva di Lecco a 63 anni era invece quasi arrivato alla pensione. Ora non sa se ci potrà mai andare. «Ero uno dei camionisti - riferisce -. La situazione economica pesa. Io e mia moglie abbiamo dovuto ridimensionare tutto vita, perché al giorno d’oggi bisogna pagare anche l’aria che si respira. Purtroppo temo che il futuro non riservi nulla di buono, ho diritto solo ad un anno di disoccupazione, sempre se ci sarò ancora... Tutti sapevano quello che stava succedendo ma hanno fatto finta di niente». E le istituzioni? «Sono a casa da due anni e non ho trovato nulla, mi stanno dando un contentino come fossi un bambino da non far piangere. Ma io non voglio la carità, voglio solo lavorare».

di Daniele De Salvo

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