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di SABRINA PEREZ — MILANO — STREGATI DALLA LUNA.
di SABRINA PEREZ
— MILANO —
STREGATI DALLA LUNA. Rivivere, a distanza di quarant’anni, l’emozione dello sbarco. Chissà quanti la notte del 20 luglio 1969, col fiato sos...

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2009-07-19
di SABRINA PEREZ
— MILANO —
STREGATI DALLA LUNA. Rivivere, a distanza di quarant’anni, l’emozione dello sbarco. Chissà quanti la notte del 20 luglio 1969, col fiato sospeso in attesa che l’Aquila atterrasse, giurarono a se stessi che da grandi sarebbero diventati astronauti come i loro eroi: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. «Un uomo messo accanto a quel razzo – scriveva Oriana Fallaci – sembra meno di una formica». Era il giorno del primo allunaggio della storia, un’impresa che ha cambiato per sempre la percezione dell’universo. Oltrepassare i confini della terra e arrivare là dove sembrava impossibile spingersi. Una conquista che ha ancora il sapore della missione impossibile. Una ricorrenza, quella dell’Apollo 11, che il Comune di Milano ha voluto celebrare, quarant’anni dopo, al Planetario, proprio per ricordare «Quel giorno sulla Luna». «Ecco un evento in cui la scienza è anche divertimento – ha sottolineato l’assessore alla Cultura, Finazzer Flory –. Per la prima volta, in occasione dell’anniversario dello storico allunaggio, il Planetario rimarrà aperto d’estate con un fitto programma di appuntamenti».
Tra preziosi filmati anche inediti provenienti dalle Teche Rai e dagli archivi della Nasa (nella foto), commentati dal giornalista Giosuè Boetto Cohen, domani alle 21.30 si rivivrà così l’emozione dell’allunaggio con testimonianze d’epoca e un ospite d’eccezione, Edoardo Perazzi, il nipote di Oriana Fallaci, che presenterà il romanzo della scrittrice «Quel giorno sulla Luna».
«È una bella occasione – commenta il professor Giovanni Fabrizio Bignami, ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – per raccontare e ricordare come andò veramente. Per parlare del lato sovietico della Luna».
Professore, si riferisce alla sfida americana nel campo delle esplorazioni spaziali?
«Esatto. La guerra fredda fu il carburante di quella straordinaria missione. I russi dominavano lo spazio, basta citare lo Sputnik per rievocare i successi sovietici. Inoltre anche l’Unione Sovietica stava progettando uno sbarco sulla Luna, sbarco che sarebbe dovuto coincidere con il cinquantenario della Rivoluzione d’Ottobre. Ecco perché la scommessa Apollo era da vincere a tutti i costi».
Le ricadute dell’impresa?
«Le ricadute sia tecnologiche che scientifiche sono state tantissime. Non immagina quanti strumenti, opportunamente ricollocati, devono la propria fortuna all’Apollo 11. Il metano liquido, per esempio, e i peacemaker che presero spunto dai dispositivi congegnati dalla Nasa per monitorare gli astronauti».
A chi mette in dubbio l’autenticità della missione, che cosa risponde?
«Che gli astronauti lasciarono sulla Luna una prova inconfutabile dello sbarco: specchi che ancora adesso dopo quarant’anni riflettono un raggio laser inviato dalla superficie terrestre. Anche dall’Agenzia Spaziale Italiana. Da allora siamo in grado di misurare la distanza Terra-Luna con la precisione di un millimetro».
Il futuro?
«Difficile dirlo quando mancano i fondi. Certo, ci fosse una nuova sfida da vincere, sapremmo arrivare anche su Marte. Di questo sono sicuro».









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