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Io e Francesco, i clandestini dall’innamoramento all’altare

di ROSSELLA MINOTTI
— MILANO —
«COSA VUOLE, un’epoca lontana ormai...». Rosa Alberoni apre l’album dei ricordi, non tutti lieti.
Lei è la moglie dell...
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2009-07-03
di ROSSELLA MINOTTI
— MILANO —
«COSA VUOLE, un’epoca lontana ormai...». Rosa Alberoni apre l’album dei ricordi, non tutti lieti.
Lei è la moglie dell’uomo che ha scoperto e fatto scoprire la differenza fra innamoramento e amore. Cos’ha fatto per amore?
«Mi vengono in mente gli inizi, quando eravamo ancora fidanzati clandestini con Francesco».
Clandestini?
«Ma sì, siamo venuti allo scoperto dopo. Sa, lui aveva quattro figli dal precedente matrimonio, ci dovevo pensare».
Inizi difficili, quindi?
«Io ero giovane, ho sempre dovuto lavorare e studiare. Ho fatto due maturità da autodidatta. Poi frequentavo l’università, ma di giorno lavoravo. Non sapevo dov’era una discoteca. Per me l’unico problema era recuperare il sonno perso lavorando e studiando».
Poi arriva l’amore.
«A metà degli anni Ottanta comincia la storia segreta con mio marito».
Ci racconta un segreto, quindi?
«Diciamo una cosa che sanno in pochi. A quell’epoca io d’estate non facevo vacanze. Me ne stavo rinchiusa nel mio appartamentino al settimo piano. La custode mi metteva pane e latte nell’ascensore. Io non scendevo neanche giù. Lavoravo, scrivevo. Mi esercitavo a scrivere racconti che poi, a settembre, rileggevo e regolarmente cestinavo perché non mi piacevano».
Pochi divertimenti.
«E le mie amiche mi rimproveravano. Tornavano dalle vacanze e mi trovavano sempre pallidissima. Io scendevo, tornavo nella realtà in autunno, sempre un po’ smarrita. Un anno mi telefonò un’amica, mentre era in vacanza, e mi disse: “Guarda che per l’estate prossima ti prenoto già da adesso una stanza in un residence, altrimenti tu in vacanza non andrai mai”».
E lei accettò.
«Dissi: “Ok, prenota”, e diedi già l’anticipo. A primavera dovevo dare altri soldi, io lo dissi a Francesco e lui mi disse: “Ma no, non andare, magari quest’estate staremo insieme” e io, scioccamente, gli credetti. Sa, quando si è giovani e innamorati...».
Morale?
«Alla fine persi l’anticipo e non andai in vacanza, perché lui si organizzò un bel viaggio di lavoro all’estero che durò quaranta giorni».
Arrabbiata?
«Ricordo che non gli dissi assolutamente nulla, cose del tipo “Ma mi avevi promesso”. Lui tornò e io stetti zitta. In realtà ero attonita, pensavo si fosse dimenticato».
Invece?
«In realtà, quando tornò dal suo viaggio, ostentando un grande sorriso, mi confessò che si ricordava benissimo di avermi promesso una vacanza, ma mi aveva impedito di partire perché diceva che in quel posto lì, che poi era Punta Ala, avrei incontrato uomini ricchi con le barche, ed era quindi un posto pericoloso. Sa, era molto più maturo di me, e più astuto».
Però con quel silenzio l’ha conquistato definitivamente.
«Infatti era positivamente stupito. Tanto che l’anno dopo siamo andati a vivere insieme e ci siamo sposati».
Rimpianti?
«Non aver fatto un figlio nostro. Ma ne avevamo già quattro, che io ho adottato con entusiasmo. Non era uno scherzo, nemmeno mantenerli. Poi ci siamo pentiti, anche mio marito qualche anno fa mi ha detto che in fondo, 4 o 5 non sarebbe cambiato poi molto. Nessuna angoscia, per carità. Solo il pensiero di avere sbagliato. Oggi sento la mancanza di questa non scelta, ma non me la sono sentita».
Una vita familiare complessa, quindi.
«È andato tutto bene, ma ci sono volute una forza e una costanza immense. La gente pensa sempre che sia tutto una festa. Non lo è».
Ha un buon rapporto con questi ragazzi?
«Con tutti, ma con i due piccoli il legame è più forte. Sono affezionati, avendo perso la mamma presto».









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