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L’AGGUATO

Freddò Poerio con 3 colpi calibro 22 Poi fuggì in Calabria

— LECCO —
TRE COLPI CALIBRO 22: alla mano, al torace e al ginocchio. Quello in pieno petto pose fine alla vita di Francesco Poerio. Il trentottenne lecchese venne freddato sulla rampa de...
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— LECCO —
TRE COLPI CALIBRO 22: alla mano, al torace e al ginocchio. Quello in pieno petto pose fine alla vita di Francesco Poerio. Il trentottenne lecchese venne freddato sulla rampa del garage della palestra «Emotion», in via dell’Isola, dove soleva recarsi per tenersi in allenamento. Erano le 10.20 del 21 novembre 2008 e a premere il grilletto fu Michele Zito, 29 anni, artigiano edile lecchese.

L’OMICIDA, con l’aiuto di un amico, era fuggito in auto in direzione della Calabria. Voleva nascondersi da parenti che erano rimasti a vivere nella sua terra d’origine. La sua latitanza durò 24 giorni. Messo alle strette dagli investigatori, Michele Zito si era costituito domenica 14 novembre. Alla stazione centrale di Milano il killer si era consegnato agli uomini della questura di Lecco, gli stessi che poi lo interrogarono nei locali di corso Promessi Sposi. In quel suo primo memoriale reso alle forze dell’ordine Zito aveva ricostruitro i rapporti che lo legavano alla persone che lui stesso uccise.

AVEVA RACCONTATO che armandosi di pistola aveva voluto mettere fine alle botte e alle angherie subìte da Poerio, dal precedente mese di agosto in poi. Disse che la vittima lo aveva picchiato anche il giorno precedente all’omicidio perché pretendeva 500 euro di «mediazione» per il mancato affare sulla vendita di un vecchio casolare in Val Biandino in Valsassina. Era stato lo stesso dirigente della squadra mobile Silvio Esposito a tracciare il profilo «del bravo ragazzo», senza precedenti penali, trasformatosi improvvisamente in killer.

«QUEL GIORNO LO ZITO - aveva raccontato il commissario-capo Esposito - era andato dal Poerio per chiedergli di aspettare sino a lunedì i 500 euro che lui pretendeva per il risarcimento di un affare finito male. Il Poerio gli inferse uno schiaffone, facendolo cadere a terra. Frastornato lo Zito si rialzò ed estrasse la pistola, premendo quattro volte il grilletto. Con l’ultimo colpo al petto uccise il Poerio». Niente boss e neppure un regolamento di conti della criminalità come inizialmente si era ipotizzato. Dietro all’omicidio di via dell’Isola c’erano solo faccende di denaro. Solo una faccenda di denaro finita tragicamente nel sangue. Il dramma è pensare che un uomo è morto e un altro passerà molti anni della sua vita in carcere per una manciata di centinaia di euro.
A.Mor.









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