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MASSACRO DI NOVI LIGURE HA DISCUSSO UNA TESI SU SOCRATE

Erika si laurea in carcere «Dedicata alla mia famiglia»

di GABRIELE MORONI
— BRESCIA —
CERIMONIA di laurea in carcere. Il carcere è quello di Verziano, a una manciata di chilometri da Brescia. La ragazza che si siede davanti alla comm...
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2009-04-24
di GABRIELE MORONI
— BRESCIA —
CERIMONIA di laurea in carcere. Il carcere è quello di Verziano, a una manciata di chilometri da Brescia. La ragazza che si siede davanti alla commissione della facoltà di Lettere e filosofia, presieduta dalla professoressa Maria Luisa Gatti, si chiama Erika De Nardo. A sentirla discutere la tesi su «Socrate e la ricerca della verità negli scritti platonici», ci sono anche Francesco De Nardo, il padre che non l’ha mai abbandonata, e alcuni amici di Novi Ligure. Erika conquista con 110 e lode la laurea triennale in filosofia alla Cattolica di Brescia: «Dedico la laurea a tutta la mia famiglia». Cronaca di ieri mattina, ma che fa subito rivivere una storia vecchia e truce. La sera del 21 febbraio del 2001, a Novi, Erika e il fidanzatino complice Omar Favaro massacrarono con 97 coltellate la madre della ragazza, Susy Cassini e il fratellino Gianluca. Sedici anni la condanna per Erika, 14 quella che Omar sta scontando nel carcere di Quarto di Asti. Dopo l’arresto, Omar non ha più assaporato un solo istante di libertà. Per Erika il portone di Verziano si è aperto un giorno di maggio del 2006 per una partita di pallavolo nel vicino oratorio di Boffalora. Sparito il caschetto di capelli biondi, sostituiti da lunghi capelli scuri annodati a coda di cavallo. Occhiali a fascia. Alta. Sorridente. Sicura di sé. Una visione fuggevole, subito inghiottita dal carcere e sommersa dalle polemiche seguite a quella estemporanea sortita sportiva. Verziano. Celle aperte, orti, laboratori, il campo di volley che Erika non ha mai smesso di frequentare. Sezione maschile e femminile, le donne sono una cinquantina. Erika De Nardo ha avuto un lavoro di componentistica e seguito un corso di florovivaismo. Di recente la sua immagine, la sua voce, le sue innocenti, terribili bugie sono apparse su Canale 5 in una puntata di «Matrix». È il 23 febbraio 2001, due giorni dopo il massacro, Erika De Nardo è con gli investigatori nel villino color salmone di via Dacatra dove il padre è tornato a vivere.
Traccia l’identikit di due balordi assassini, forse albanesi. Un cedimento appena percettibile nella cucina dove ha aggredito la mamma. Racconta di avere sentito il fratello urlare dal bagno al piano di sopra, di essere corsa da lui insieme con la mamma. C’è un uomo sconosciuto che si volta e colpisce Susy. «Ho visto che glielo ha dato così. Quello è andato nel bagno e ha socchiuso la porta. Aveva dei guanti gialli. Mio fratello era sempre seduto per terra che sanguinava. E l’acqua, c’era nella vasca da bagno... L’acqua... Poi lei (la mamma) mi ha preso, mi ha sporcato le mani. Cioè mi ha preso con la mano sporca di sangue e mi ha detto «Scappa». E io sono corsa giù». Erika De Nardo tornerà libera nel 2012, a 28 anni. Omar lascerà il carcere fra un anno, quando avrà 27 anni.









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