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Intervistata a San Vittore per «Storie maledette»

«Provavo solo tanta paura» Sonya si racconta in tv

di DANIELE DE SALVO
— LECCO —
PROVAVA solo «tanta paura» Sonya Caleffi, 36 anni, quando iniettava aria nelle vene dei suoi pazienti. Ne ha uccisi almeno cinque in questo mo...
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2008-05-11
di DANIELE DE SALVO
— LECCO —
PROVAVA solo «tanta paura» Sonya Caleffi, 36 anni, quando iniettava aria nelle vene dei suoi pazienti. Ne ha uccisi almeno cinque in questo modo e altri due hanno rischiato di fare la stessa fine. Eppure tutte le volte che infilava l’ago nel braccio delle vittime prescelte, l’unico sentimento che si scatenava in lei era quello del terrore per l’azione che stava compiendo. Non soddisfazione o pace come per i maniaci crimali, nè indifferenza come potrebbe essere per i sicari di professione.

È UN PERSONAGGIO inedito, fragile, tenero e disperato, quello emerso ieri sera durante la puntata di «Storie maledette» trasmessa su Rai Tre. Un personaggio che sembra distante anni luce a dall’assassina che è stata. Per la prima volta la donna ha accettato di parlare della sua storia, dei crimini di cui si è macchiata e per i quali è stata condannata e del futuro. A raccogliere i suoi ricordi, le riflessioni e le speranze di riscatto, la brava giornalista Franca Leosini, produttrice e conduttrice del programma - l’unica che è riuscita nell’impresa.

«È UNA PERSONA completamente diversa da quella sin qui dipinta - ha detto la stessa giornalista -. L’appellativo infermiera killer non le si addice». Davanti alle telecamere, interrompendosi spesso per dare sfogo al pianto, ha rievocato i suoi grandi amori, il matrimonio fallito e i tanti amanti che cercava e poi abbandonava perchè sopraffatta dal senso di inadeguatezza e frustrazione. Ma più che il passato a Sonya Caleffi ora importa il futuro. Il carcere la sta restituendo a se stessa, grazie al supporto psicologico e psichiatrico. Presta servizio presso l’amministrazione penitenziaria di San Vittore, dopo aver lavorato pure al call-center.

HA PURE RIACQUISTATO quel viso più disteso, quella femminilità che pareva aver perduto quando assumeva psicofarmaci ed era detenuta al carcere psichiatrico di Castiglione delle Stiviere. «È realmente così - ha confermato il suo legale difensore, l’avvocato Claudio Rea - proprio come traspare dal video. Del resto non era a conoscenza delle domande e quindi ha dovuto rispondere con sincerità. Comunque sta veramente migliorando e per lei la detenzione non rappresenta solo una punizione ma anche un percorso di riabilitazione». Per questo confida di poter lasciare nel più breve tempo possibile la cella dove ora è rinchiusa. È stata condannata a vent’anni di reclusione, ma se continuerà così, tra sconti di pena e indulto, potrebbe cavarsela con meno di una dozzina.









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