Milano, 1 ottobre 2017 - Sorpresa: lo spesometro, oltre ad aver depresso i consumi, potrebbe addirittura aver contribuito a far aumentare gli acquisti in nero. Lo ha detto la Corte dei Conti analizzando la finanza pubblica e sottolineando come l’azione di contrasto all’evasione prosegua con determinazione con l’obiettivo di risanare le casse statali, mirando ad aumentare le entrate, ma anche a redistribuire il prelievo fiscale in modo equo. Eppure la magistratura contabile esprime non pochi dubbi su uno strumento che in questi giorni sta facendo impazzire i commercialisti e preoccupare i loro clienti: le imprese e i professionisti alle prese con lo spesometro 2017 e la corsa a ostacoli per la sua presentazione. Per la Corte dei Conti, questo strumento di contrasto all’evasione è caratterizzato da andamenti ondivaghi e contraddittori, tanto da arrivare a volte a favorirla. Introdotto con l’intento di fare una rilevazione sistemica delle operazioni verso i consumatori, potrebbe aver causato effetti negativi sui consumi o, peggio, incrementato la propensione a effettuare acquisti di beni e servizi in nero. 

Ma non basta. Quest'anno la sua presentazione on line è al cardiopalma a causa del malfunzionamento del sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate che, subissato dall’arrivo di miliardi di dati in contemporanea, è andato in tilt proprio in concomitanza con la scadenza. La parte dedicata all’invio telematico dei dati delle fatture emesse e ricevute, stante l’arrivo di una mole gigantesca di dati relativi che contribuenti e intermediari stavano inviando per rispettare la scadenza del 28 settembre, non ha sopportato l’appesantimento e ha costretto a sospendere il sito per manutenzione. Un’ondata di proteste si è levata, insieme con pesanti critiche e perfino indignazione, verso un disservizio prevedibile, per giunta per una denuncia ritenuta pressoché unanimemente inutile e gravosa. Se a tutto questo si aggiunge l’impossibilità dell’invio dei dati in prossimità della scadenza, appare legittimo che i contribuenti alzino la voce.

La proroga al 5 ottobre prossimo non pare aver mitigato le lamentele. In primis sono i commercialisti ad alzare gli scudi, denunciando come già fosse censurabile il fatto che, inserendo il solo codice fiscale del proprio cliente nel sistema, chiunque potesse accedere a tutti i suoi dati in palese violazione della privacy. Circostanza imbarazzante, cui si è poi aggiunto il blocco del servizio web “Fatture e Corrispettivi” non in grado di sopportare l’arrivo di una pioggia elevatissima di documenti, prevedibile però proprio in virtù delle richieste dell’Agenzia delle Entrate in tema di spesometro. Al pasticcio si è aggiunta la beffa di dover faticare ad adempiere all’obbligo. Fatica non certo superata con la proroga di qualche giorno della scadenza prevista che, per alcuni casi, potrebbe addirittura essere aleatoria. Ancora una volta, l’agognata semplificazione ha assunto le sembianze del suo esatto contrario. sandro.neri@ilgiorno.net