Milano, 6 ottobre 2017 - Il rischio peggiore è l’assuefazione. Dare per scontato il peggio, non stupirsi più di nulla, perdere la capacità di indignarsi almeno un po’. Capita anche a noi giornalisti. Sulla annosa vicenda dei portaborse, ad esempio, avevamo pronta un’inchiesta sin da giugno. Ma giorno dopo giorno l’abbiamo fatta slittare fino a dimenticarcene, tanto ci sembrava acquisito il fatto che parte dei parlamentari non paghi o paghi in nero i propri collaboratori. E quando li paga il giusto e in chiaro non è raro scoprire che si tratta di amici o parenti di altri parlamentari. Poi è arrivato il servizio delle ‘Iene’ e rieccoci qui ad affrontare la questione, con la sgradevole aggiunta di un presunto ricatto sessuale ai danni della stagista di turno. Di queste mezze figure giunte avventurosamente a ricoprire il rango di «onorevole» colpiscono le facce, i modi, l’endemico e virulento conflitto con la lingua italiana. Ma ad allargare lo sguardo dal peone al dirigente politico l’animo non si rasserena.

L’Italia sta attraversando un momento cruciale: i dati economici inducono all’ottimismo, il quadro politico offre quotidianamente argomenti difficilmente oppugnabili ad uso dei più pessimisti. Dominano l’egoismo e il dilettantismo. Mai come oggi, la politica sembra fatta solo da rancori personali, desiderio di rivalsa, interessi di bottega in evidente conflitto con l’interesse generale. Mai come oggi è difficile distinguere l’amico dal nemico, l’alleato dall’avversario. Ognuno per sé, tutti contro tutti. E nessuno che avverta l’urgenza di dare al Paese un sistema elettorale che lasci almeno sperare nella possibilità di avere un governo stabile e una maggioranza parlamentare solida. Saremo alla mercé dei mercati finanziari, confermeremo agli occhi del mondo tutti i pregiudizi sulla nostra, tradizionale, inaffidabilità. No, il problema dell’Italia non è come i parlamentari trattano i loro portaborse, ma come interpretano il proprio mandato. La nostra assuefazione è, in fondo, una difesa. Come quella della moglie o del marito cornuti, che fingono di non accorgersi del tradimento per non sentirsi definitivamente soli, beffati e abbandonati.