Milano, 16 giugno 2017 - Esistono le cose giuste, esistono le cose sbagliate. Ma in politica così come nella vita a far la differenza tra giusto e sbagliato sono spesso i tempi. Poniamo che il principio sia giusto, che allargare le maglie della cittadinanza per gli extracomunitari come prevede il disegno di legge sullo ius soli sia la via migliore per garantire i diritti e rafforzare l’integrazione: ma quali saranno gli effetti ‘politici’ di tale novità? Passerà il messaggio che l’Italia è Paese accogliente e generoso, e gli immigrati saranno incoraggiati a far nascere i loro figli su suolo italiano. Risultato, gli sbarchi e le presenze non diminuiranno, ma aumenteranno. Travolti come siamo da flussi migratori già oggi ingestibili e nel pieno di una «guerra di religione» che solo i ciechi non vedono, pare chiaro che gli effetti negativi della legge sullo ius soli supereranno quelli positivi. Si dice «è questione di civiltà».

Può essere, ma chi lo dice spesso identifica il concetto di civiltà con un breviario di buoni sentimenti, ignorando che attorno al binomio civilizzazione e cultura le classi intellettuali europee hanno dibattuto sin dai primi dell’Ottocento. Ha vinto la civilizzazione, ha perso la cultura. Ma le visioni materialista e progressista della Storia che oggi caratterizza chi, più o meno impropriamente, invoca la «civiltà» mal si conciliano con l’esigenza degli Stati di una sostanziale omogeneità culturale, valoriale e persino spirituale.

Vogliamo riconoscere la cittadinanza a chi nasce su suolo italiano? Va bene, ma solo a chi aderisce realmente ai nostri valori. Da uno studio della Fondazione Agnelli risulta invece che più della metà dei figli di immigrati nati in Italia non si sente italiano. Si parla molto dei diritti, poco dei doveri. È un errore. Così come la cittadinanza viene concessa sarebbe opportuno prevedere che possa essere revocata. Nel dopoguerra, gli americani lo fecero con i mafiosi italiani, espellendoli. E allora l’immigrazione non era un problema e non era in corso uno scontro «di civiltà».