Milano, 17 settembre 2017 - C'è un'Italia produttiva che veleggia in Europa e nel mondo a ritmi di crescita da Paese emergente e un’altra che arranca, che fatica a uscire dai confini, prima che nazionali, regionali e locali. Mai come nella fotografia relativa all’export tricolore si è visto lo spaccato autentico di un Paese che viaggia a due e più velocità. Nel secondo trimestre 2017, rispetto ai tre mesi precedenti, le esportazioni italiane risultano in crescita per le regioni nord-occidentali del 2,6% e per l’Italia centrale dell’1,8%, mentre sono in calo per il meridione e le isole (-1,9%). Rispetto ai primi sei mesi del 2016, nell’identico periodo gennaio-giugno 2017 si presentano dati di crescita dell’export particolarmente incoraggianti. A fronte di un aumento medio nazionale dell’8%, l’incremento delle vendite sui mercati esteri risulta di maggiore intensità per le regioni delle aree insulare (+36,2%), nord-occidentale (+9,1%) e centrale (+8,8%). È comunque sostenuto per le regioni dell’area nord-orientale (+5,6%) mentre risulta più contenuto per l’area meridionale (+0,5%). 

La ramificazione e la spiccata attitudine alla flessibilità delle piccole e medie imprese italiane fa la differenza rispetto alle realtà europee e mondiali, presentando un esempio del tutto particolare ed esclusivo di sistema economico che si poggia su un dedalo di aziende caratterizzate dalle modeste dimensioni e dalla propensione a guardare anche verso orizzonti e mercati lontani, stante la stagnazione interna.
Le vendite dalla Lombardia verso gli Stati Uniti, dal Piemonte verso la Cina e dal Lazio e dalla Lombardia verso la Germania forniscono un impulso particolarmente positivo all’export nazionale, mentre appaiono in flessione le vendite del Friuli-Venezia Giulia verso gli Stati Uniti e del Lazio verso il Belgio. Da inizio anno, la positiva performance all’export delle province di Milano, Monza e Brianza e Torino, ma pure di Frosinone, Siracusa e Cagliari contribuisce positivamente all’esportazione, mentre sono in calo Trieste e Latina.

Di fronte alla cartina di tornasole che dimostra come l’Italia fatichi ad affacciarsi al mondo come un Paese, ma solo come un insieme di eccellenze - riconosciute oltre confine più che come “made in Italy” spesso come marchi territoriali e zone di produzione - viene da domandarsi se non sia necessario pensare a politiche economiche diversificate di sostegno alle imprese. Sgravi fiscali, riduzione del costo del lavoro, semplificazioni, liberalizzazioni, investimenti in infrastrutture dovrebbero tener conto di questa realtà. Le imprese del Nord, che oggettivamente trainano l’intero Paese, devono essere sostenute nella crescita attraverso questi provvedimenti, tanto invocati quanto rimasti lettera morta. Quelle del Sud aiutate non da politiche assistenzialistiche e gratuite, ma da “patti” per la crescita del territorio, che magari guardino a potenziare i collegamenti su gomma lungo la penisola in parallelo alla creazione di hub marittimi che ne confermino la centralità nel mediterraneo. Necessario far capire che i tempi degli sprechi e del malaffare, in un contesto europeo e mondiale, devono lasciare il passo all’innovazione.

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