Mialno, 18 giugno 2017 - Mercoledì inizia, con la prova d’italiano, l’esame di maturità, permezzomilione di studenti. Ma già domani s’insediano le commissioni, con tutti i soliti problemi. A partire dalla rinuncia dei commissari permotivi di salute e relative sostituzioni all’ultimo minuto. Il solito copione, più duraturo di tutte le riforme dell’esame. Dal Duemila in poi ne sono state tentate diverse, senza però che venisse trovata una formula definitiva e adatta ai tempi. Ora anche il ministro Fedeli ha proposto la sua, che andrà a regime fra due anni. Con l’eliminazione della terza prova e la valutazionedelpercorso di alternanzascuola-lavoro.E infine con un peso maggiore del curriculum dello studente. È auspicabile che sia una riforma di lunga tenuta, che non coincida solo con gli interessi della politica e non paghi, quindi, lo scotto delle bieche logiche di partito. Questo per garantire una continuità e una stabilità nella gestione della scuola. Certo l’esame di maturità nonha bisogno dicambiamenti di facciata. Anche perché ne abbiamo già visti tanti. Erano gli anni Novanta quando la riformaBerlinguer sostituì la dizione Esame di Maturità conEsame di Stato, eliminando la dimensione della valutazione sulla persona.

Senza sfuggire, però, alla retorica di uno Stato onnipresente, garante e tutore dell’istruzione. La modernizzazione è proseguita, negli anni successivi, a tappe forzate con prove oggettive, griglie di valutazione, documenti pubblici. Inevitabilmente cresce il numero di fascicoli, allegati, secondo l’antico vizio italico della burocratizzazione, intesa come forma di trasparenza. Anche l’informatica non sfugge al sistema di controllo, non più fascicoli ma lunghe parti da compilare on-line, sempre a garanzia della “visibilità”. 

Resta, comunque, una costante dell’esame, quella più autentica, che scorre come un filo rosso nella storia delle generazioni: il significato di “rito di passaggio” per i giovani. Per questo, nell’anno 2017 servirebbe che la prova più attesa e temuta dai ragazzi riuscisse almeno a dare un orientamento per il mondo del lavoro e per l’università. Unico, vero valore di un appuntamento comune a tutti, e per tutti (o quasi) destinato, fin qui, a diventare presto poco più che un vuoto ricordo. Labile come i titoli delle tracce dei temi, su cui tutti si arrovellano nei giorni che precedono la prova e che nessuno potrà mai ricordare negli anni a venire. Se a quasi cento anni dall’istituzione dell’esame serve un cambiamento, che stavolta sia profondo e utile. La valuzione del percorso di alternanza scuola-lavoro, in futuro, può essere davvero un’occasione. Specie se a monte c’è un’esperienza impostata in modo serio ed adeguato. E, soprattutto, maggiormente integrata nei percorsi didattici dei licei. L’abolizione della terza prova può essere una novità positiva, visto che l’esame, nella sua attuale formulazione, è diventato farraginoso e poco efficace. Speriamo. Per il bene dei nostri ragazzi. sandro.neri@ilgiorno.net