Milano, 24 settembre 2017 - Il responso è atteso per il 20 novembre. Ma la partita per aggiudicarsi l’Agenzia europea del farmaco entra nel vivo adesso, con due passaggi istituzionali. Domani a Bruxelles, nella sede di Palace de Roi,l’Italiapresentaufficialmente il dossier di candidaturaEma Milano; martedì il mondo economico italiano illustra alla business community le ragioni per cui quella di Milano non può cheesserelasceltamigliore per dare all’Agenzia e ai suoi 897 dipendenti una nuova sede dopo l’annunciatotraslocodaLondra,deciso per effetto della Brexit. Parola d’ordine è compattezza. Una partita di queste dimensioninonsipuògiocaresenzatentarelasfidauniti, al di là degli interessi di partito e di campanile. In campo non c’è solo un nuovo ruolo internazionale per Milano, ma un punto di Pil: tanto vale, in termini economici, la presenza dell’Agenzia (regolatrice di unmercato che si attesta su 169 miliardi di euro, 35 dei qualinelcompartoricercae sviluppo) in un Paese. Per questo puntare a ottenere l’Ema - che non si sposterà da sola, ma sarà seguita dalle aziende farmaceutiche e dalle società di consulenza che oggi hanno sede a Londra-èunasceltastrategica e un progetto di lungo periodo. 

Un progetto capace di rafforzare e valorizzare la vocazione della Lombardia a capitale della ricerca biomedica. E di sposarsi col progetto del governo italiano di creare nell’ex sito dell’Expo 2015 la sede dell’Human Technopole, dedicato allo studio delle scienze della vita. Milano ha tutte le caratteristiche per diventare un hub della conoscenza scientifica. Dopo i ritardi della politica e alcune voci che volevano la partita già persa, l’Italia ha messo a punto un dossier fortissimo, frutto del lavoro di un pool di esperti, che risponde a tutti i criteri richiesti dalla Commissione europea. A cominciare dalla garanzia di non interruzione delle funzioni e dell’attività dell’Agenzia, impegnata sui fronti della valutazione scientifica, della sorveglianza e del monitoraggio della sicurezza di tutti i medicinali impiegati in territorio europeo. Aver messo sul tavolo, come sede, un building come il Grattacielo Pirelli significa assicurare di non sospendere neanche per un giorno l’operatività degli uffici, meta ogni anno di 65.000 visitatori e cuore organizzativo di circa 500 meeting ogni dodici mesi. Garantita anche l’accessibilità della sede milanese, servita dall’aeroporto di Malpensa e dalla vicinissima Stazione Centrale, terminal dei treni dell’Alta velocità.

Sul tavolo anche le adeguate strutture educative per i figli dei dipendenti dell’Ema e un potenziale facile accesso al lavoro per i loro familiari. Non a caso Milano, rispetto alle altre 18 città concorrenti, è in ottima posizione. Ed è considerata la città da battere, non certo il fanalino di coda. Il 30 settembre le candidature saranno scremate, proprio sulla base dei criteri garantiti, dalla Commissione europea, che comunicherà poi a novembre la scelta definitiva. Fare squadra, ognuno nel proprio ruolo, è dunque lo sforzo necessario chiesto all’Italia e ai suoi rappresentanti ora che la corsa si appresta ad arrivare all’ultimo miglio. Occorre serrare le file per vincere. Impresa tutt’altro che scontata in questo Paese, visti anche i rapporti con l’Europa. Però sono le autorità dei vari Paesi dell’Ue che vanno convinte; impegnarsi al massimo è il dovere del nostro governo e di tutte le istituzioni. Qualcosa si è già mosso, per esempio con la creazione dell’intergruppo parlamentare che ha persuaso la politica a fare quadrato per una causa comune. Perdere la sfida sarebbe imperdonabile. Anche solo sul fronte delle mancate ricadute occupazionali. Col trasferimento da Londra molti dipendenti che non seguiranno l’Agenzia dovranno essere rimpiazzati. E la fascia di età tra i 35 e i 45 anni è quella più avvantaggiata. Anche il numero e il valore degli studi clinici, oggi sostenuti da 1,4 miliardi di investimenti da parte dell’industria farmaceutica, potrebbe essere migliorato, con enormi benefici per il sistema collegato a queste attività. E chissà che, ottenuta l’Ema, non si riesca ad aumentare anche il nostro peso e prestigio in Europa. sandro.neri@ilgiorno.net